Regionali / «La Chiesa non garantisce cappelli a nessuno». Il monito di Boccardo: non abbiamo candidati, ma principi e missione

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | L’intervento, non certo di prammatica, del presidente della Commissione episcopale umbra che vale per tutti i vescovi. La necessità di una mappa per muoversi nel contesto delle nuove proposte politiche  

di Marco Brunacci

Elezioni regionali in Umbria, si alza una voce che non è una tra le altre.
Dice: «C’è sempre il rischio che qualcuno voglia appropriarsi del cappello della Chiesa, ma la Chiesa non garantisce cappelli di alcun genere». E ancora: «La Chiesa non si schiera».
A parlare il vescovo di Spoleto-Norcia, presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), che impegna quindi tutti gli altri vescovi umbri, ma proprio tutti.
E’ evidente che non si tratta di una dichiarazione di prammatica, una sorta di atto dovuto da sbrigare in campagna elettorale.
A vedere da fuori pare piuttosto che Boccardo abbia sentito la necessità di dare un taglio a tutte le voci che davano questo o quel candidato più vicino alla Chiesa e addirittura magari indicavano in rapporti migliori una candidata presidente piuttosto dell’altra.
Il monito può suonare come uno stop all’attivismo a chi è uso brandire come una spada la militanza in un’associazione che ha la Chiesa come interlocutrice o che opera nel terzo settore o che è un gruppo giovanile cattolico.
Se c’è un voto cattolico – pare di leggere nella parole di Boccardo – deve far riferimento, del pari, a valori e principi tanto etici che di dottrina sociale.
Ecco così che il richiamo di Boccardo suona forte e autorevole, anche se il panorama è tanto cambiato qui come altrove.
Se si pensa al voto com’era in Umbria non molto tempo fa, una magna pars era riconducibile a grandi “famiglie”: certamente quella cattolica, che in Umbria ha storia e tradizioni straordinarie, da Benedetto e Francesco passando per Chiara e Rita fino a Carlo Acutis. Un sentimento e un credo radicato tra la gente.
Ma il voto cattolico si è sempre dovuto confrontare con altri due filoni, altrettanto rilevanti, come quello che ha fatto riferimento per decenni alla tradizione comunista e socialista, con un profondo radicamento popolare, che si è trasformato in maggioranza politica per decenni. E come quello laico della massoneria ufficiale.
Quel mondo non c’è più. Oggi tutto si mescola in alleanze obbligate e campi anche troppo larghi per trasformarsi in una proposta politica in qualche modo omogenea, col risultato che si può vincere alle elezioni ma non si ha una strada da seguire o un programma attuabile, ma solo una trita lista della spesa che, per altro, è molto difficile da spuntare, voce per voce.
Non solo: per raggiungere un qualche comune di denominatore tra le forze politiche, che compongono alleanze tanto larghe, c’è chi deve rinunciare a principi che, anche solo poco tempo fa, si ritenevano inderogabili o – come si diceva una volta – non negoziabili. I più sacrificati a questo tipo di “nuovo che avanza” sono i cattolici e i loro valori?
Certo serve una qualche mappa per muoversi nel caravanserraglio delle nuove proposte politiche, per non essere utilizzati nel disdicevole ruolo di specchietti per le allodole in campagna elettorale, al fine di ottenere voti anche decisivi (come successo nelle ultime consultazioni elettorali) e finire (gentilmente) confinati in innocui ruoli da comparse quando si tratta di governare.
In questo contesto che abbiamo cercato di tratteggiare, il monito di Boccardo assume una rilevanza speciale. Se ne sentiva il bisogno, non ci fosse stato andava chiesto.

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