«Ogni edicola che chiude è una ferita sociale che non si rimargina»

Stefano Lupi (Confcommercio): «Occorre un piano di riconversione dei chioschi affinché vi sia una destinazione in linea con le esigenze di una città moderna»

Aurora Provantini

TERNI – «Ogni edicola che chiude è una ferita sociale che non si rimargina» – afferma il presidente di Confcommercio Stefano Lupi.  E a Terni ne chiude una al mese. Nell’ultimo mese ne sono sparite tre. Se poi ti trovi ad assistere alla rimozione fisica di un chiosco di giornali, come è successo lo scorso lunedì per quello di Stefano Palladino in piazza Valnerina, la ferita sembra farsi più profonda.

«Per 42 anni questa rivendita di giornali ha tenuto unito un quartiere. E’ stata punto di riferimento per amici, colleghi, mamme, nonni, commercianti, operai ». Palladino, lunedì, l’ha salutata in compagnia di tanti ternani che adesso devono eleggere un altro luogo di incontro.

«I motivi per cui gli edicolanti abbassano le serrande sono tristemente noti – analizza Lupi – e sono: una tassazione non agevolata, margini editoriali risicati, concorrenza della grande distribuzione, l’informazione online che rende la carta stampata obsoleta, caro prezzi diffuso. L’edicola, tradizionalmente intesa, non riesce a sostenersi se non inserita in contesti commerciali più ampi (vedi, appunto le gdo, o nei negozi/cartoleria/bar che considerano la vendita di giornali non core business ma piuttosto un completamento di attività)».

Quella di Palladino in realtà ci riusciva a sostenersi. «Sono stati 42 anni ricchi di soddisfazioni e gratificazioni economiche – dice – solo che non ho trovato nessuno a cui cederla». Infatti l’aveva messa in vendita a maggio, pubblicando anche un avviso: «Si cede attività di edicola per avvenuto pensionamento. Attività in grande salute, in espansione e in continua crescita con importante numero di clienti. La struttura dell’edicola è ampia e confortevole, con bagno e capace di ospitare al suo interno più persone. La sua grandezza consente la vendita di articoli in tanti settori non solo giornali e riviste. Possibilità di inserire all’interno la vendita di qualsiasi genere escluso i liquori e tabacchi. Posizione eccellente e strategica con grande flusso di passanti. Punto di riferimento per l’intero circondario. Un vero e proprio affare».

Solo che la professione di edicolante sembra non interessare più a nessuno, oggigiorno. «Di conseguenza  vengono meno i nostri punti di riferimento. Tutti hanno iniziato a frequentare le edicole  comprando le figurine Panini –  spiega Lupi – e  poi i  primi giornalini Tex, Zagor, Diabolik fino a quelli, diciamo così, più “pepati”.  La mia generazione ci comprava le enciclopedie a dispense, i libri ed i quotidiani. Erano dei presidi di vicinato, ricordo il vecchio edicolante Edo con il quale scambiavamo i doppioni delle figurine. Chi completava l’album era un eroe. Tristemente vanno via, lasciando spazi vuoti non colmabili. Occorre anche nella nostra città un piano di riconversione ed utilizzo di questi chioschi, affinché vi sia una destinazione in linea con le esigenze di una città moderna, piuttosto che destinazioni di basso livello che mi vedrebbero fortemente contrario».

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