La chiesa romanica di Sant’Anna, un gioiello d’arte da salvare

La struttura,  puntellata perché pericolante, custodisce affreschi  del XVII che rischiano di andare distrutti  

Carlo Favetti

FERENTILLO (Terni) – Dopo anni di oblio,  furti e scosse di terremoto, la chiesa  romanica di Sant’ Anna va riportata al suo antico splendore. Di proprietà privata, impraticabile, versa in uno stato di degrado tale da aver reso necessario il suo puntellamento per salvaguardare l’incolumità dei passanti,  trovandosi lungo la strada che da Macenano porta all’Abbazia di San Pietro in Valle.

L’amministrazione comunale di Ferentillo nel  corso degli anni si è adoperata per acquisire l’immobile, ma le lungaggini burocratiche stanno rallentando l’operazione. Intanto la famiglia Filipponi ha donato le campane della chiesa che ora hanno trovato ricovero presso l’ufficio della sindaca Elisabetta Cascelli.  Una buona iniziativa  per valorizzare ancora di più il grande patrimonio storico artistico  di questo bene, che, secondo me,  poteva essere messa in sicurezza già da alcuni anni, senza dare l’opportunità agli agenti atmosferici di creare anomalie al tetto, così da rovinare gli affreschi, gli stucchi settecenteschi e tutto ciò che si trova al suo interno. Al primo crollo del tetto si doveva intervenire all’istante.  Invece la burocrazia, come detto,  ha portato all’attuale situazione precaria  di questo edificio, caro tanto alla popolazione che alla storia locale. La chiesa di Sant’ Anna è  il primo edificio di culto edificato nel piccolo borgo di Macenano. Di origini tardo romaniche, realizzata in conci di pietra con una articolata abside munita di tiburio e oculi,  al suo interno,  fino a qualche anno fa si potevano intravedere affreschi del XV secolo. Successivamente sono emersi da sotto lo scialbo e gli stucchi altri affreschi del XVII – XVIII secolo. Ancora al centro dell’abside tra guano di colombi, una grande tela raffigurante la Madonna del Rosario tra Sant’Anna e San Francesco. Gli affreschi:  i Profeti, gli Evangelisti, le storie della vita della Madonna e Sant’ Antonio Abate sono ancora recuperabili. Esternamente la  facciata è a capanna con due finestre laterali e un oculo al centro, terminante con un campaniletto a vela munito di  due fornici. Tutti si augurano che l’amministrazione comunale e gli enti preposti possano dare una definitiva sistemazione a questo piccolo gioiello dell’arte umbra e della tradizione popolare ferentillese. Difronte alla chiesa, nel complesso oggi trasformato in civili abitazioni, era situata una locanda per pellegrini inserito in un contesto religioso gestito dai monaci benedettini. Sulla facciata sono visibili ancora alcuni stemmi: leone rampante grifato con fregi degli Ancaiani famiglia Spoletina che tenevano la commenda sulla Abbazia. Quindi  gli affreschi all’ interno potrebbero essere recuperati se si interviene prima nella parte strutturale. Ci auguriamo al più presto.

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