Au. Prov.
TERNI – L’ultima notizia arrivata da Roma sul binario di viale Brin è ancora una volta di quelle che preoccupano. L’investimento da un miliardo di euro finora sbandierato, adesso si è smagnetizzato. L’investimento sul ripristino del magnetico, annunciato da Arvedi al momento dell’acquisizione del sito di Terni, è saltato.
L’azienda non ne parla più. I sindacati hanno dovuto prendere atto della novità e danno la frittata per fatta. Ma sono soprattutto i canali ufficiosi del Ministero dell’Industria e del made in Italy a far sapere che in caso di firma sull’accordo di programma ci sono solo in gioco 600 milioni, tra parte pubblica e privata. Niente miliardo (annunciato e poi svanito).
E da come si sono messe le cose nelle ultime settimane, i 600milioni già sarebbero un grosso risultato. Nelle ultime ore, addirittura prende sempre più strada il naufragio dell’accordo di programma. Arvedi non intende firmarlo se prima non si trova una soluzione al il nodo energia. Va bene anche qualcosa di temporaneo, in attesa di arrivare alla data in cui si discuteranno le questioni relative alla sfruttamento idroelettrico. Ma ci sono almeno due anni da affrontare in piena emergenza e Arvedi non intende farlo al costo delle attuali bollette. Su questo aspetto la proprietà è sempre più determinata e pronta anche a depotenziare l’area a caldo, quella che richiede un maggiore utilizzo di energia elettrica. Arvedi intende recuperare competitività importando brame semilavorate dall’Asia, anche a costo di un calo della manodopera. Per l’azienda, alla fine, un duplice vantaggio in termini prettamente economici: avrebbe un risparmio sia sulla produzione che sulla manodopera. Un’operazione che farebbe molto male al territorio: è proprio la fusione siderurgica ad assicurare il mantenimento degli attuali posti di lavoro, più l’indotto.


