Giustinelli, un ragazzo di 16 anni

Se ne va un grande protagonista della vita politica dell’Umbria. «La perdita di Franco è una ferita nel sistema delle relazioni sociali e umane del territorio»

di Giulio Cesare Proietti

TERNI – Franco Giustinelli è stato un grande protagonista della vita politica dell’Umbria per più di mezzo secolo. Il suo primo incarico è datato 1956. Aveva sedici anni. Membro della segreteria provinciale della Federazione giovanile comunista. E’ stato amministratore comunale e regionale, senatore, sempre dentro la vita attiva del Pci, del Pds e del PD.

Ma a parte le doti politiche, la perdita di Franco Giustinelli è una ferita nel sistema delle relazioni sociali e umane della città. Per anni è stato una presenza significativa agli eventi culturali, alle ricorrenze cittadine. I suoi scritti sono un contributo importante alla conservazione della memoria di una città che sembra averla persa. Persona squisita, di grande culturale, pungente e nello stesso tempo capace di far sorridere con una battuta ironica. Raccontava i suoi primi contatti con la sezione del Pci in un quartiere popolare di Terni, che di fatto nell’immediato dopo guerra era tutta un grande quartiere devastato dai bombardamenti, ma animato da un popolo colorato, sotto la guida di dirigenti politici usciti dalla lotta di liberazione. Nel suo monumentale lavoro di conservazione della memoria storica di quegli anni ha definito il Novecento “un secolo di passioni” e Franco Giustinelli ha incarnato le doti morali, la tenacia e la cultura del popolo in mezzo al quale è nato e si è formato. La sua è una storia che si svolge in parallelo con quella di altri giovani militanti del Pci nati intorno agli anni quaranta, studenti quando la città torna a vivere. Ha un legame fraterno con Alberto Provantini. Insieme sono stati giovanissimi assessori comunali, poi assessori regionali e parlamentari. Avevano in comune il carattere passionale e la curiosità intellettuale, la prorompente vitalità e la prontezza di spirito. Entrambi hanno sempre coltivato il culto dei “maestri”, delle forti e coriacee personalità politiche della generazione che ha vissuto la guerra e sono stati protagonisti della Resistenza, punti di riferimento per chi si avvicinava alla politica. Franco Giustinelli con grande dedizione ha cercato fino all’ultimo di non disperdere il patrimonio di idee e l’esempio di Raffaele Rossi, uno dei padri del Pci umbro. Sempre molto misurato, accettava la sconfitta, ma sempre senza mostrare cedimenti rispetto alle sue convinzioni profonde. Gli è mancata la carica di sindaco alla quale teneva proprio per l’attaccamento passionale alla sua città. E’ stato più volte a un passo dall’esserlo, senza riuscirci, una prima volta negli anni Settanta e poi in anni più recenti perdendo la sfida con Gianfranco Ciaurro. E’ stato un “uomo di Partito”, come si dice “uno tutto d’un pezzo”, un sicuro punto di riferimento per i compagni, ma il suo è stato un rapporto non privo di conflitti interni e questo lo rende più umano, ce lo fa sentire vicino. Condivideva con Alberto Provantini la passione per la scrittura: tanti articoli, saggi di politica, ma alcuni suoi testi nascono dall’esperienza vissuta intensamente di direttore di didattico. Ha scritto testi scolastici, puntuali, ben curati scientificamente e ancora oggi adottati nelle scuole. Lascia buoni ricordi e una famiglia che ha molto amato e dalla quale è molto amato.

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