di ELENA CECCONELLI
TERNI – Una fusione di passione, professionalità e competenza. Un team che si muove “in branco” per tutta la Penisola. Con la ferma convinzione di trasmettere un messaggio: «La scelta della creatività è totalmente libera, siamo noi ogni volta a scegliere il mezzo che interessa, il processo e ciò che vogliamo fare. Tramite la libertà completa della creatività ci si può esprimere al massimo». Sono le parole di Davide Rossi, in arte Canesciolto, l’ideatore di “Branco Ottico”. Un gruppo di sperimentazione fotografica. Presente, insieme a Davide, Tommy, Riccardo, Silvio, Edy in piazza Europa, all’inizio di via Roma, con la “propria casetta di legno” al cui interno vi è una camera oscura e all’estero un set di luci e fotocamera. Davide racconta il processo con cui realizzano i loro ritratti e la scelta del nome del gruppo.
«Il nome è un gioco di parole. Perchè ci muoviamo in branco, siamo un gruppo sparso per l’Italia, ci sono persone che si aggregano, diciamo che siamo una sorta di valanga che quando scende prende tutti. Qui a Terni siamo in 5- 6, siamo venuti in occasione di Cau – Cantiere arti urbane. Noi lavoriamo eseguendo dei ritratti con delle telecamere di grandi formato. Siamo scesi a Terni con una fotocamera per una lunghezza di 4 metri, 1 metro quadrato di misura, esposta per una conferenza stampa per un progetto importante. Stiamo lavorando con una fotocamera 13×18 centimetri e stiamo processando la carta fotografica della camera oscura, la vecchia gelatina d’argento, come opere unica. Usiamo quella stessa carta caricata nella fotocamera e la trattiamo in un processo di inversione, facendola diventare un positivo. Si tratta di un processo messo a punto negli anni e che usiamo durante questi eventi».
Secondo “Branco ottico” il futuro della fotografia risiede nel passato e per tale ragione: «Siamo tornati ad usare fotocamere meccaniche, di grandi formati, fino ad oltre un metro quadrato perché troviamo in questi sistemi la libertà completa della creatività. Siamo convinti che in questa direzione ci si possa esprimere al massimo».
Ma non si tratta solo di lavoro e competenze reciproche. «Abbiamo un messaggio da portar, anche tra le scuole – prosegue Davide – cioè quello che la scelta della creatività è totalmente libera, siamo noi ogni volta a scegliere il mezzo che interessa, il processo e ciò che vogliamo fare. L’arte è una cosa molta lunga e non si concentra solo nell’ultimo periodo. Teniamo presente che quanto più l’essere umano è presente nell’opera, tanto più quell’opera assume valore».







