di Marco Brunacci
PERUGIA – Aiuto, cosa sta succedendo in quel nervo scoperto che sono le liste d’attesa, cruccio degli umbri che hanno votato il centrosinistra, credendo giustamente alle promesse fatte in campagna elettorale?
Bando alle chiacchiere: compito di chi informa è riferire, anche rischiando di essere smentiti. Anzi contandoci proprio, avendo nutrito e coltivato tante positive attese sanitarie in queste ultime settimane.
Allora: dicono che da stamane stiano girando Pec, arrivate ad alcune strutture private dell’Umbria, nelle quali, con l’obbligo di riservatezza, si ingiunge di mettere mano ai ritardi che si sono accumulate nelle prestazioni sanitarie. Le Pec sarebbero firmate ancora dal dimissionario direttore della Asl1. Vero o falso?
Farebbero riferimento a indicazioni che arrivano niente meno che “dalla direzione regionale sanitaria”. E’ vero? O se non lo è, chi si è inventato questa storia?
Ancora: fosse poco o pochissimo o quasi niente vero, è possibile che il governo della sanità regionale, che ha rovesciato quello precedente al grido “Sanità pubblica”, stia riempendo di soldi i privati? Era
ovvio – ed era, come tante volte detto, una “santa bugia” – sbandierare il pubblico contro il privato in campagna elettorale, ma qualcosa di vero i cittadini ora dovranno pur sapere.
Se niente di quello che si dice in giro stamattina risponda a realtà, se quel frullo di telefonate tra strutture private che è partito all’improvviso, sia solo un segno del nervosismo che c’è intorno alla
materia sanità, allora possiamo fermarci qui a chiedere.
Se però ci fosse un minimo di verità che ha fatto alzare in volo, come un colpo di schioppo uno stormo di uccelli, il frullo delle telefonate di cui sopra, allora bisognerebbe capire bene se le strutture private
chiamate in causa dalla ipotetica Pec, siano quelle che avevano risposto alla manifestazione di interesse chiesta da Tesei-Coletto-D’Angelo e scaduta il 31.12.2024. E se questo è in regola. E se ci siano degli esclusi che possono rientrare. O se ci siano ancora alcuni tra gli inclusi che possono aumentare ulteriormente la loro offerta. O se qualcuno – come dice in giro – possa andare a lamentarsi perfino al Tar.
Non stiamo poi a parlare dei costi. Che sarebbero alti per la sanità pubblica. E questo fa pensare che siamo di fronte alla classica biforcazione, delle due l’una: o il nuovo governo ha trovato un bilancio della sanità buono e può permettersi di dare più soldi ai privati o chi prende iniziative di questo genere ne pagherà presto le conseguenze.
Però, magari, si tratta di una ridda di voci senza fondamento – con grande soddisfazione di Umbria7 – e tutto tornerebbe nella normalità.
Ma ahinoi la normalità qui significa – dicono persone di solito discretamente informate – ben oltre 80 mila ritardi nelle prestazioni chieste dai cittadini, più o meno il doppio di quelle che c’erano al momento del cambio di governo in Regione.
Aiuto, fateci sapere bene cosa succede al nervo scoperto delle liste d’attesa, in questa sanità senza pace dell’Umbria.


