Progetto del Verdi: «Il copione va cambiato»

Tornano all’assalto, con una iniziativa popolare, i sostenitori del grande teatro

DI AURORA PROVANTINI

TERNI – I sostenitori del teatro con la T maiuscola, non si rassegnano. Vogliono un Verdi che quanto meno sia in grado di ospitare un numero congruo di spettatori e di dare luogo ad allestimenti teatrali e lirici degni di questo nome.  Hanno appena dato vita ad una iniziativa popolare che peraltro sta ricevendo numerosi consensi in città. Il testo della petizione è molto chiaro: la decisione di variare il progetto esecutivo del Verdi eliminando il ridotto interrato, potrebbe andare oltre e prevedere di soprelevare la sala spettatori di circa tre metri per portare la capienza del teatro a mille posti, riacquisendo i volumi precedenti.  

Con la variante ancora da approvare, l’invito è a non fermarsi a 30 ma ad arrivare a 31. Una sottoscrizione di firme volta ad impegnare sindaco e giunta a stralciare dal progetto definitivo non solo il ridotto ma anche le gallerie, in quanto non funzionali all’uso teatrale e fonte di spreco di risorse.

L’iniziativa popolare, che verrà poi sottoposta all’approvazione del consiglio comunale, parte dal presupposto che «l’iter per il rifacimento del Teatro Verdi di Terni è iniziato da molti anni, durante i quali sono state espresse diverse opinioni sul progetto approvato, senza che la cittadinanza fosse adeguatamente coinvolta nel dibattito». «Nel 2014 sono state raccolte oltre 2000 firme di cittadini ternani – ricordano i promotori del documento –  che chiedevano la restituzione alla città del proprio teatro storico, senza alcun risultato. Successivamente oltre trenta associazioni culturali hanno cercato di sensibilizzazione la precedente amministrazione comunale, al fine di poter vedere realizzato il teatro all’italiana preesistente».

Ora, valutato soprattutto che «il progetto attuale presenta oggettive criticità che ne compromettono la funzionalità come teatro, sia per l’acustica (la doppia galleria  rifrange il suono), sia per la capienza di spettatori, come confermato da vari esperti del settore, tra i quali l’architetto Pier Luigi Cervellati, si chiede all’amministrazione Bandecchi di fare un’ulteriore modifica al progetto».  Sempre come a dire: fatto 30, facciamo 31.

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