di Francesca Cecchini
PERUGIA – Dalla Carnegie Hall di New York al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, la sua musica ha attraversato i palcoscenici più prestigiosi del mondo, conquistando il pubblico con la sua profondità emotiva e spirituale. Con il suo ultimo album, “Invisible Rainbows”, ha proposto un viaggio sonoro che esplora i sentimenti più intimi e le riflessioni più profonde. Ora il maestro Roberto Cacciapaglia torna a incantare il pubblico con il suo nuovo tour “Time to Be”, che farà tappa il primo aprile alle 21 nel suggestivo auditorium San Francesco al Prato di Perugia.
Il tour è un invito dell’artista al pubblico italiano a vivere un’esperienza dal vivo che va oltre il semplice concerto: un percorso di esplorazione interiore attraverso la musica. Ogni performance sarà un viaggio unico, un momento di introspezione collettiva, dove il suono diventa un mezzo per esplorare il mistero della vita e l’essenza delle cose. A spiegarlo a Umbria7 è lo stesso maestro.
“Time to Be” è un titolo evocativo. Cosa significa per lei questo concetto e come si traduce nella musica di questo tour?
«Time to be è il tempo di essere. In questo momento più essere musica che fare musica. L’essere è quella cosa più profonda che appartiene ad ognuno di noi. Oggi viviamo in un’epoca che ci spinge a fare, a volere, a cercare», azioni legate a questioni materiali, «invece l’essere è qualcosa che, se si è presenti nell’attimo, porta a una «grandiosa eternità infinita. Penso che la musica possa risvegliare questa parte. Tutto il mio concerto, il mio lavoro è basato su questo».
La sua musica è una fusione di classico, avanguardia e contemporaneità. Quali sono le fonti di ispirazione del suo processo creativo?
«Di base non vado a cercare fuori l’ispirazione», anche se i titoli, “Oceano”, “Atlantico” e “Seconda Navigazione” si riferiscono alla natura, si tratta sempre di «una natura interiore. Ritornare a se stessi. L’ispirazione è trovarsi in uno stato di grazia» quando «il suono che esce va a incontrare chi ascolta e avviene una comunione straordinaria». Dal vivo, durante il concerto, il maestro Cacciapaglia chiederà al pubblico di intonare una nota e infrangerà la quarta parete. Non esisteranno più le due dimensioni, quella dell’artista e quella degli spettatori in platea: «Nello spazio non ci saranno divisioni, sarà un’unione attraverso il suono e il pubblico canterà, intonerà, mentre io suonerò», una sorta di voce corale.
Le sue composizioni hanno un forte impatto emotivo. Crede che la musica abbia un potere trasformativo per chi l’ascolta?
«Assolutamente sì. La musica può aiutarci soprattutto in quest’epoca dove siamo tutti molto indaffarati, perché la società ci spinge a questo. La musica può richiamare la nostra natura più profonda e il nostro essere, appunto “time to be”».
«Non vedo l’ora di venire a Perugia – conclude il maestro – città che amo moltissimo, come tutta l’Umbria», una regione straordinaria dove, tempo indietro, Cacciapaglia aveva comprato casa. Ma il legame con il Cuore verde d’Italia non finisce qui. C’è Assisi, la città scelta per il battesimo della figlia, il ricordo del teatro Morlacchi nel centro storico del capoluogo dove ha eseguito due concerti che gli sono rimasti nel cuore, l’orchestra fondata con alcune realtà dell’Alta Umbria. Ora la curiosità di entrare nell’auditorium San Francesco al Prato che ancora non conosce ma che «mi dicono essere una delle meraviglie più grandi di tutto il nostro Paese».


