Promemoria per Paggio, Manzotti, Molinari: il numero 73 (milioni) non esiste, come non esistevano il 243 e il 90. E la manovra della sanità verrà pagata dagli ultimi

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Operazione chiarezza sui numeri? Quelli della Regione sono sbagliati, come certificato dal Mef. Motivo: è ragionevole pensare che si cerchi di giustificare una stangata fiscale. Se per la sanità si volesse scegliere comunque la via delle tasse, basterebbe un micro-intervento

DI MARCO BRUNACCI

PERUGIA – E’ possibile avere una moratoria sulle bugie? Guardate, sia detto chiaramente: continuando così si va all’Inferno. Brutta storia. Allora, promemoria per i sindacalisti che andranno a discutere il 7 aprile con la presidente Proietti e che oggi hanno mandato in circolazione un comunicato.
243 milioni di deficit era una balla spaziale, come 90 milioni, 73 milioni è semplicemente un numero che non esiste. Proviamo a spiegare ai tifosi di ogni squadra, in questo derby allucinante, alle spalle dei cittadini, tra Sinistra e Destra.
Il debito della sanità è di 34 milioni, ma c’è la possibilità di riscuotere un pay back sui dispositivi sanitari (48 milioni o poco meno). Si obietta: e se non arriva? Bene: e se non arrivasse il Fondo nazionale sanitario che succederebbe? Le Regioni saltano in aria.
Ci si deve quindi necessariamente fidare del Governo nazionale, in attesa che questa sceneggiata finisca.

  1. Perchè il numero 73 milioni non esiste? Perchè il famoso Fondo di 38 milioni messo in conto dal Ministero per comodità contabile, è stato polvere messa sotto il tappeto al governo dell’età dell’oro della sanità, quello del centrosinistra, e richiesto al governo di centrodestra dell’Umbria, che ha provato ad allungare i tempi e a rinviare per tutto il tempo possibile. Sperando che venga, come dire, “preso in carico” dalla sanità nazionale.
    Ora Proietti decide che quel debito va pagato. Da chi? Dai cittadini umbri a suon di tasse. Ma il Ministero economia e finanza (Mef) non vuole quei soldi. Dice che saranno almeno rateizzati. Evviva: Proietti non difende l’Umbria, non tratta, non prova a far capire le sue ragioni, ma vuol pagare. E il Mef i soldi non li vuole. Non è ridicolo?
    Ammesso però che il Mef decida di prendere i soldi dall’Umbria, i 38 milioni saranno divisi in rate di diversi anni. Quindi 73 non esiste. Nel peggiore dei casi forse c’è 40-42. Ma mai 73. Allora, promemoria per i sindacati: la manovra, se riguarda davvero la sanità, non deve essere ritoccata, ma più che dimezzata.
  2. E’ a tutti chiaro, ottimi segretari di Cgil, Cisl e Uil, Paggio, Manzotti, Molinari? E’ chiaro che questa manovra, se è davvero per causa della sanità, deve essere più che dimezzata rispetto ai 110 milioni di euro iniziali? Altro che maquillage, sconticino, piccola retromarcia. Bastano 40 milioni e spicci. Se entrassero i 48 milioni del pay back o fossero anche qualcuno in meno, invece la manovra sarebbe già una iniqua gabella nei confronti degli umbri.
  3. Non vi sfuggirà, ottimi Paggio, Manzotti, Molinari, che questa manovra, nella realtà umbra e nella composizione sociale della regione, fatta di molti lavoratori non garantiti, tantissime microimprese artigiane o commerciali, e tantissimi pensionati, sarà da costoro pagata. Secondo la lezione di Catiuscia Marini, ex presidente del centrosinistra.
  4. Pregiatissimi Paggio, Manzotti, Molinari, perchè allora non chiedere di rinviare al 2026 la manovra, in attesa di sapere del pay back, e mettersi a trattare colpo su colpo con il Mef? Perchè non mettersi a vedere (ci sono 5 anni alle prossime elezioni) se tra i 17 ospedali dell’Umbria, record mondiale, ce ne siano uno o due, che possono essere riconvertiti? E poi: possibile che tra le due Aziende ospedaliere di Perugia e Terni non si riesca a trovare un modo meno costoso per andare avanti?
  5. Ultima nota per i pregiatissimi di cui sopra: l’Umbria è da oggi ufficialmente considerata Regione benchmark (cioè virtuosa e di riferimento) per il 2023 nella sanità. La propaganda elettorale è stata devastante per il centrodestra ed ha fatto vincere il centrosinistra che diceva che la sanità era allo sbando. I cittadini hanno votato. Finita la storia. Ma ora, smettiamola di dire le stupidaggini. La sanità umbra, lungi dall’essere una meraviglia, era perfino un po’ meglio della media nazionale.
  6. E allora: scoprire che c’è in Umbria la mobilità passiva (gente che va a curarsi fuori regione) oggi è ridicolo. I primari di valore, che portano pazienti, non ci sono più e non ci verranno mai più perchè in Umbria prendono così tanto di meno di stipendio rispetto, per esempio, alla Toscana, che non ci pensano nemmeno (si aggiunga che il bacino di utenza dell’intramoenia nella regione è minimo). Se devono proprio fare i missionari, vanno in Burkina Faso, non vengono qui. L’unica speranza è l’Università, che può convincere a trasferirsi qualche giovane talento in cambio di una docenza prima fascia. Il resto sono favole.
    Chiariamo con un esempio: un luminare perugino migrato negli Usa, qualche anno fa, per motivi personali, pensa che sia venuto il momento di tornare nella sua Perugia. L’ottimo assessore di centrosinistra dell’epoca e l’altrettanto ottimo direttore della sanità regionale, molto più a sinistra dell’assessore, iniziano la trattativa: dopo aver visto la proposta economica, il cervello in fuga perugino ha ripreso la fuga, temendo che l’Italia (e l’Umbria) potesse mandare qualcuno a riprenderlo.

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