di Marco Brunacci
PERUGIA – Non è un aumento, è una batosta da economia di guerra.
I dazi di Trump alla Cina al confronto sono una carezza. Grazie ai numeri diffusi da un attento osservatore (Marco Regni) si può sintetizzare: per i redditi da 1.500 euro al mese fino a 2.200 (fascia 28mila-50mila) la variazione tra prima e dopo sarà di più 86.83%, poco meno del raddoppio delle tasse. Non un aumento, un day after. Per i redditi da 2.300 euro in su aumento è “solo” dell’81.97%. Da brivido.
La fascia ora più massacrata (28-50) forse avrà una sorta di franchigia (sai tu che significa?) di 150 euro. Invece il vantaggio della fascia altissima è che alla Regione più del 3,33% attuale non potrà pagare per legge nazionale. D’ora in poi potrà godersi lo spettacolo.
La manovra è quindi, come anticipato da Umbria7, di estrema sinistra, confermato dal piccolo contentino alla fascia Renzi (sotto i 28mila, ma sopra i 15mila), quella da sempre di riferimento della sinistra del Pd. Risparmierà qualche decina di euro l’anno (la situazione resta uguale tra 0 e 15, ma tre tre anni in questa fascia avranno una brutta sorpresa).
Manovra quindi da sinistra radicale, altro che campo largo. Usando invece i numeri prodotti da Massimo Gnagnarini confermano che la manovra verrà quasi per intero pagata dagli “inermi”, coloro che non hanno elementi per difendersi dal Fisco. Quindi pagherà solo il 24% della popolazione umbra, che per il 58% è formata da lavoratori dipendenti e per il 38% da pensionati. Il 6% solo sono autonomi, che hanno, per loro buona sorte, uno scudo antiProietti.
L’aumento dell’Irap è rilevante e conferma la struttura – come dire – ideologica della manovra. Il rincaro sulle attività produttive somiglia davvero a un consiglio a evitare gli investimenti, onde evitare anche pericolosi incrementi di reddito.
Va ricordata a questo punto la lezione dell’ex presidente Pd della Regione, Catiuscia Marini: in un tessuto sociale formato per la larghissima parte da lavoratori non garantiti, piccoli e piccolissimi artigiani e commercianti, e tantissimi pensionati, la manovra si trasforma subito in una diminuzione di consumi e di investimenti, con aumenti di prezzi e relativo peggioramento della qualità della vita per le fasce più deboli.
L’impiego pubblico non è più in grado di bilanciare la perdita di ricchezza circolante, mentre le grandi imprese o non ci sono più o hanno ben altri problemi.
Al netto delle bugie evidenti sui numeri sulla sanità, questa manovra sarebbe stata fatta per far fronte a un ipotetico disavanzo dell’1,7% sul bilancio della sanità (che è di poco meno di 2 miliardi).


