DI MARCO BRUNACCI
TERNI – Accordo di programma per Ast.
Al Ministero di Urso qualcuno dei tecnici che sta seguendo il caso deve essersi spazientito: “La questione energia è sul tavolo da quando è iniziata la vicenda, possibile che in Regione nessuno sappia nulla?”, fa sapere. Tutto chiaro? Purtroppo sì, ancora una volta. E’ dal 2022 che l’Accordo di programma tra Ast, Governo e Regione viene rinviato. Ma nel primo periodo gli ostacoli sono venuti dalla più assurda burocrazia della Commissione europea, da una parte del sindacato incapace di intendere la nuova realtà e da una politica verde che non vedeva oltre il proprio naso.
Sullo sfondo c’era anche la stessa questione energia di oggi, ma una soluzione era stata faticosamente trovata a livello locale: la Regione poteva in parte venire incontro alle esigenze della aziende energivore, prima fra tutte Ast, dal 2029, con una società pubblico-privato che non solo non escludeva l’Enel, ma la invitava di fatto a partecipare, però con l’impegno di restituire un 30% della produzione alle aziende energivore e – va ricordato – all’ospedale di Terni, a un prezzo calmierato.
La Commissione europea, in pieno trip green, ha fatto di tutto per allungare i tempi, la situazione internazionale e il mercato nel frattempo sono radicalmente mutati, mentre c’era pure chi pensava di ottenere un dividendo politico dal fallimento dell’Accordo di programma.
Un mix di incoscienza e miopia.
Ora a che punto siamo? L’intesa è scritta al Ministero di Urso. E’ un accordicchio? Sì rispetto a quello che poteva essere., Non c’è più il rilancio del magnetico, non ci sono più alcuni interventi strutturali e investimenti per la città.
Ma ci sono altri 200 milioni da aggiungere ai circa 300 già spesi sullo stabilimento dal gruppo Arvedi, insieme a 70 milioni a fondo perduto, puntati dal Ministero su questa partita e che non sono affatto pochi.
Bene: cosa manca all’accordo anche in questa forma ridotta? La chiarezza sulle scelte energetiche da parte della Regione, dove, stando a certi sfoghi di tecnici del Ministero, non si sa da che parte voglia andare.
Per essere più precisi: se si vuole davvero realizzare a Galleto, quando scadrà la concessione all’Enel, una società pubblico-privato, magari con l’Enel dentro e comunque in una situazione di pace con l’Enel, la Giunta regionale, al presidente Proietti e l’assessore al ramo De Rebotti, devono compiere atti immediati per arrivare nei tempi stabiliti al nuovo assetto di Galleto, ma soprattutto per mettere il puzzle mancante all’accordo: la rassicurazione al gruppo Arvedi che ci saranno costi energetici più bassi dal 2029.
Finchè non arriva questa certezza, dopo atti chiari da parte della Giunta regionale, Arvedi non solo non firmerà, ma non spiegherà neanche con esattezza come intende spendere i suoi 200 milioni restanti e i 70 del Ministero.
Dopo i necessari interventi sullo stabilimento, si andrà a una vera progressiva decarbonizzazione della produzione sul modello Cremona? Questo passaggio è decisivo per Terni: o si fa chiarezza o si resta in questo limbo insensato e pericoloso.
O si sblocca il dossier energia e si smette di far finta di non aver capito e di non aver trovato quanto fatto dalla precedente giunta Tesei, oppure può ancora saltare anche l’attuale accordo in formato ridotto, con conseguenze molto preoccupanti per i lavoratori delle acciaierie ma anche per tutta la città.


