PERUGIA – Regione, nomine nelle società partecipate.
La spada di Damocle di pesanti interrogativi.
Ma davvero i criteri per l’assegnazione degli incarichi in Regione sono stati modificati per essere – come dire – molto più comprensivi, dopo il caso Morelli, al quale si è appassionata l’opposizione e sul quale si attendono ancora le risposte?
Insomma: possibile che in Regione si sia abbassata l’asticella per permettere a più saltatori di superare l’ostacolo e poter essere nominati?
Davvero sono state saltate le indicazioni della legge regionale 11 del ’95, che poneva limiti e indicava comunque determinate “virtù” per ottenere un incarico – di solito ben retribuito – nelle società partecipate della Regione? E questa cosa si può fare o no?
Si è davvero iniziato ad abbattere il livello della qualifica necessaria per il motivo -. perfino ovvio – di poter applicare ad ampio raggio il famoso manuale Cencelli tra le varie forze politiche dell’affollatissima maggioranza che ha vinto le ultime elezioni e non fare torto a nessuno?
Venendo più vicino a noi, nel recente giro di roulette delle nomine che ha riguardato Ferrucci, Flagiello e Giacchetti, sono stati rispettati i criteri che erano formalmente in vigore nelle precedenti legislature?
Ma così facendo non si abbassa forse il livello delle qualifiche e si sacrifica quindi il merito e le competenze dei nominati per lasciare praticamente mano libera ai nominatori e ai manuali Cencelli che applicano?
Per Morelli si discute della possibilità di utilizzare il criterio – per altro negato dall’apposita autorità – dei 5 anni da assessore.
Addirittura, nell’ultimo giro di nomine, potrebbero mancare anche questi 5 anni, non effettuati per intero causa crisi.
Insomma, tenendo presente che le nomine sono anche materia per la Corte dei Conti, e foriere di possibili guai per chi compie queste scelte, forse sarà necessario non archiviare il caso e attendere le risposte ai pesanti interrogativi di cui sopra.


