Aurora Provantini
TERNI – A metà maggio entra a Palazzo Montani Leoni il bouquet di fuori con rose di Pissarro, a metà giugno “La Mare aux canards, château du Pont, Louveciennes” di Sisley. Un’opera che fa parte del piccolo gruppo di una ventina di dipinti realizzati nel 1873 a Louveciennes, cittadina a 10 chilometri da Parigi, dove Sisley si era stabilito con la famiglia l’anno precedente. La seconda opera che la Fondazione Carit ha acquistato dalla prestigiosa casa d’aste Sotheby’s a Parigi. Così, la mostra “Da Degas a Boldini. Uno sguardo sull’Impressionismo tra Francia e Italia”, a cura di Anna Ciccarelli e Pierluigi Carofano, che sta avendo un grande successo di pubblico si arricchisce di una nuova opera ancora, oltre alla tela “Bouquet de fleurs avec des roses”, siglata da Pissarro con le sue iniziali e databile all’anno 1900, in esposizione dal 16 maggio. Ora anche il paesaggio oscurato da una fitta vegetazione di Sisley: un piccolo stagno occupa il primo piano, sormontato da un ponte, le cui arcate a tutto sesto si riflettono nell’acqua, su cui veleggiano delle anatre. Sul parapetto del ponte, una donna è seduta di spalle, rivolta verso la strada, animata da poche altre figure. A destra e a sinistra della strada, separati da muri e staccionate di legno, si estendono parchi con fitti alberi i cui rami si intrecciano, il cui fogliame si tinge di riflessi dorati. La Mare aux canards, Château du Pont, Louveciennes, è la 47esima opera in mostra, che la Fondazione Carit presenta in anteprima al pubblico insieme al bouquet di Pissarro. «Si tratta rispettivamente di un raffinatissimo paesaggio di Alfred Sisley datato 1873 – spiegano i curatori – e di uno splendido bouquet databile all’anno 1900. Proprio queste due date così distanti – 1873 e 1900 – danno l’idea dell’ampiezza temporale del movimento impressionista (poi scivolato nel cosiddetto “neoimpressionismo” di primo Novecento, come sostenuto da buona parte della critica). Eppure, osservando le due opere dappresso, si fa fatica a considerarle appartenenti ad un medesimo ideale estetico, ad uguali principi di rivoluzione artistica. Ma la forza di questi due protagonisti, così come di Manet, Monet, Berthe Morisot, Degas (tutti presenti in mostra) consiste proprio nella libertà di espressione e di pensiero».



