TERNI – Tutto cominciò con la famosa massima andreottiana: a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca.
E allora diciamola tutta così.
C’è nell’aria l’idea di far passare il presidio Narni-Amelia come “pezza” per rallentare o depotenziare il progetto del nuovo ospedale di Terni. Va detto subito: questa idea è politicamente miope e amministrativamente irresponsabile.
Ma c’è un pericolo ancora più insidioso, che si stia delineando tra le righe dei silenzi e dei ritardi: il rischio concreto che, nel progressivo impoverimento dell’ospedale di Terni, si apra la strada a un’unica azienda ospedaliera regionale a guida perugina.
Una fusione “tecnica”, spacciata magari per ottimizzare delle risorse, che di fatto trasformerebbe Terni in un satellite subalterno di Perugia, privandola definitivamente dell’autonomia gestionale, delle risorse, della capacità di decidere il proprio futuro in ambito sanitario.
Una prospettiva che sarebbe l’atto finale di un processo di marginalizzazione che Terni subisce da decenni. E che oggi, con il colpevole immobilismo della Regione, rischia di diventare irreversibile.
La prima ad aver intuito questo pericolo è la presidente del consiglio comunale di Terni, Francescangeli.
Se è un rischio che Terni non corre, lo dica chiaramente la presidente Proietti. Altrimenti si continuerà a pensarlo.
Tra l’altro, il rischio di restare con un’Azienda ospedaliera unica era già emerso nel 2021 e risolto con una deroga alla legge, formalizzata con la DGR n. 212/2016, che ha riconosciuto entrambi le due Aziende di Perugia e Terni come strutture di riferimento, giustificandola con motivazioni di equilibrio territoriale e accessibilità.
Ma il DM 70/2015 dice che un DEA di II livello deve servire un bacino tra 600.000 e 1.000.000 abitanti. In regioni con meno di 1 milione di abitanti (come l’Umbria, ma anche Basilicata, Molise, Valle d’Aosta), la legge permette l’attivazione solo se c’è un accordo interregionale che consenta di raggiungere quella soglia di popolazione. Con circa 850.000 abitanti, l’Umbria quindi non può avere due Dea di II livello (uno a Perugia e uno a Terni) perché ognuno richiederebbe un bacino minimo di 600.000 persone, che la regione non ha. Per cui, uno solo dei due ospedali può rimanere DEA di II livello (oggi Perugia). L’altro (Terni) può mantenere funzioni importanti, ma non con lo stesso status.


