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Clinica dai piedi di argilla, la nuova struttura sanitaria è in zona esondazione

Il terreno dietro via XX Settembre è minacciato dal Nera. La mosaicatura dell’Ispra

AURORA PROVANTINI

TERNI – E’ davvero un percorso in salita, quello per la realizzazione del progetto clinica stadio. Prima le polemiche politiche e gli intoppi amministrativi. A seguire le incertezze societarie della Ternana calcio, che rendevano precaria l’operazione da 70 milioni di euro (complessivi). Ora resta da sciogliere il nodo del rischio alluvioni. Alto, se si guarda la mosaicatura dell’Ispra. L’ipotesi di un’alternativa libera da vincoli idraulici, non è contemplata nel progetto.  Infatti, il giorno del passaggio di proprietà della Ternana, quel 15 settembre alle 15 nello studio del notaio Gianluca Anderlini, non è stato firmato solo il passaggio del club rossoverde dai fratelli D’Alessandro alla famiglia Rizzo, ma anche quello del terreno questione dalla Ternana Women di Stefano Bandecchi al Gruppo Villa Claudia.  Non a caso nello studio notarile di via dei Bastioni di Michelangelo, si sono ritrovati Paolo Tagliavento (amministratore delegato della Ternana Women), Sergio Anibaldi (project manager stadio-clinica), Fabio Stefanelli (amministratore delegato Unicusano).  Nel cambio di proprietà la famiglia Rizzo ha acquisito il 100 per cento dello Stadium Spa, la società di scopo incaricata di seguire la realizzazione del nuovo impianto sportivo e della clinica.

La classificazione dell’Ispra, va detto, non implica un divieto assoluto ad edificare, ma impone prescrizioni (compresa la creazione di una infrastruttura di contenimento delle acque del Nera). Una oggettiva complicazione e maggiori costi. Un problema nel problema, come se non fossero sufficienti quelli relativi all’accreditamento  con il servizio sanitario regionale.

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