Umberto Zampetti, il medico veterinario “mago dei parti”. Il ricordo a 100 anni dalla nascita

Fece scuola a tanti giovani veterinari nel trasmettergli la passione per la professione e l’onestà nell’espletare il servizio sanitario pubblico

PERUGIA – Il 12 ottobre 1925, cento anni fa, nasceva a Magione Umberto Zampetti, uno di quei “figli del popolo” che con dignità e determinazione avevano vissuto sulla propria pelle le ingiustizie, le privazioni, le rinunce per le ristrettezze delle libertà, i soprusi dei potenti, dandosi alla “macchia” dopo l’8 settembre del ’43. La mamma Eda Marchesi – stimata e benvoluta impiegata postale a cui si rivolgevano i genitori analfabeti per farsi leggere le lettere dei figli spedite dal fronte – venne sospesa dal lavoro fino alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo perché il suo “Umbertino” (così lo chiamavano a Magione) non si era arruolato nell’esercito della Repubblica di Salò. Quell’Umbertino che, una volta laureatosi, non poté continuare il corso della Scuola allievi ufficiali veterinari dell’esercito perché ritenuto di “idee di sinistra”. In verità era un “cattolico-sociale praticante”, membro dell’antica confraternita magionese della Buona Morte di cui facevano già parte il padre Emiliano, il nonno Nazzareno e gli avi Zampetti, originari di Montecolognola, fin dal ‘600. Idee e valori che metteva in pratica in famiglia, tra gli amici e nella libera professione. Era convintamente repubblicano e simpatizzava per Nenni e Pertini.
Stimato medico veterinario condotto prima a Paciano e poi a Umbertide, Umberto Zampetti, studioso ed esperto di ostetricia dei grandi animali, soprannominato nell’ambiente veterinario perugino “mago dei parti”, collaborò per anni con la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia, dove si era laureato nel 1950, e con l’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria. Divenuto direttore del Mattatoio Comunale di Perugia, incarico ricoperto dal 1975 al 1990, fece “scuola” a tanti giovani veterinari nel trasmettergli la “passione per la professione e l’onestà nell’espletare il servizio sanitario pubblico”. Quando andò in pensione, dopo 40 anni di lavoro, a testimonianza e riconoscenza del suo operato, svolto con rigore anche nell’attività ispettiva degli alimenti, che andava oltre il proprio dovere e la collaborazione con i colleghi e non solo, l’Ordine provinciale dei Medici Veterinari e i dipendenti comunali di Perugia gli conferirono due medaglie d’oro. Lasciò un bel ricordo anche tra i contadini che aveva servito come veterinario. Lo apprezzavano molto per le sue capacità professionali ma anche per essere un uomo buono e generoso nel farsi carico, spesso, delle loro istanze di riscatto sociale nell’epoca del “post-mezzadria”. A testimonianza del suo spirito solidaristico fu anche contribuente volontario dell’Onaosi, l’Opera nazionale per l’assistenza agli orfani dei sanitari italiani con sede a Perugia.
Legatissimo alla sua Magione, raccontava spesso la storia dell’antica “Pian del Carpine” e del francescano magionese fra’ Giovanni “ambasciatore” del Papa in Mongolia. Orgoglioso delle sue origini, aveva collaborato alla stesura del “Vocabolario del dialetto magionese” del noto dialettologo ed accademico Giovanni Moretti (1926-2005).
Venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il 3 settembre 2019, Umberto Zampetti riposa nella tomba di famiglia nel civico cimitero di Magione, poco distante dal monumento-simbolo della sua terra, la torre dei Lombardi a cui era molto affezionato perché gli ricordava gli anni dell’adolescenza. Raccontava: «La torre della mia Magione è più antica della scoperta dell’America, anche se questa è più importante, perché – lo diceva con un sorriso da burlone, ma con orgoglio – è avvenuta il giorno della mia nascita, il 12 ottobre, ma di qualche anno prima… dell’anno 1492».
Dal carattere scherzoso, ma anche severo all’occorrenza, Umberto Zampetti ha lasciato un ricordo che difficilmente si sbiadirà in quanti l’hanno conosciuto e stimato per le sue non comuni doti di uomo, marito, padre, nonno e professionista.

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