Enel chiude il Posto di Teleconduzione di Terni: i sindacati denunciano la scelta e chiedono rispetto per il territorio

Le sigle sindacali, pur dichiarandosi contrarie alla soppressione del presidio ternano, hanno partecipato al tavolo

TERNI – Enel Green Power ha confermato la chiusura del Posto di Teleconduzione (PT) degli impianti idroelettrici di Terni. La decisione, resa ufficiale nell’incontro del 23 ottobre 2025 con le organizzazioni sindacali FILCTEM-CGIL, FLAEI-CISL e UILTEC-UIL, ha suscitato forte dissenso da parte dei rappresentanti dei lavoratori, che ne contestano sia il metodo sia il merito. Le sigle sindacali, pur dichiarandosi contrarie alla soppressione del presidio ternano, hanno partecipato al tavolo «per responsabilità verso i lavoratori e le lavoratrici coinvolte», ribadendo la loro netta opposizione all’operazione, definita «non necessaria dal punto di vista strategico e industriale, ma dettata esclusivamente dalla logica del profitto».

Secondo i sindacati, la chiusura del PT di Terni comporterà gravi ripercussioni in termini di sicurezza idraulica e rappresenterà l’ennesimo passo di un progressivo depauperamento industriale del territorio umbro. «Enel – affermano – negli anni ha progressivamente ridotto asset e funzioni nella regione, senza che le istituzioni abbiano saputo reagire con decisione».

La chiusura del centro sarà effettiva il 6 novembre 2025, quando il controllo degli impianti sarà trasferito a Montorio al Vomano. Gli operatori ternani continueranno per un periodo non definito ad affiancare i colleghi abruzzesi nella fase di transizione. Le organizzazioni sindacali sottolineano come l’azienda abbia sempre minimizzato le difficoltà tecniche e le specificità degli impianti, ignorando la complessità del processo di gestione e la perdita di professionalità locali. «Ridimensionamento occupazionale, perdita di competenze e rischi per la sicurezza idraulica sono aspetti che Enel ha sottovalutato, ma che noi abbiamo sempre posto al centro della vertenza», dichiarano FILCTEM, FLAEI e UILTEC.

L’azienda ha assicurato che i lavoratori saranno ricollocati in coerenza con i loro profili professionali e formativi, ma i sindacati promettono vigilanza affinché le tutele previste dal contratto collettivo siano pienamente rispettate. Le tre sigle rivolgono inoltre un appello alla politica locale e nazionale, accusata di aver mostrato scarsa incisività: «Serve maggiore sensibilità verso un territorio che ha dato tanto in termini di risorse e produzione energetica. Non si può continuare a permettere che aziende come Enel, che utilizzano risorse locali per produrre energia a basso costo, delocalizzino poi funzioni e competenze strategiche».

La questione si inserisce in un quadro più ampio: le concessioni idroelettriche scadranno nel 2029 e i sindacati chiedono una pianificazione a lungo termine che valorizzi il patrimonio industriale ed energetico del territorio, creando nuove opportunità occupazionali dirette e indirette. «Ringraziamo – concludono – chi si è impegnato a sostenere questa battaglia, ma disapproviamo chi ha scelto di restare in silenzio o, peggio, di appoggiare una decisione che impoverisce ulteriormente Terni e l’Umbria. Continueremo a vigilare e a difendere i lavoratori, il lavoro e la dignità industriale del nostro territorio».

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