Olio 2025: un’annata nera tra mosca olearia, mancati trattamenti e qualità crollata

IL FRULLATORE | In tanti oliveti i frutti sono caduti a terra prima del tempo, rovinati all’interno, pieni di larve

DIEGO DIOMEDI

Il 2025 è un anno che molti olivicoltori difficilmente dimenticheranno. La stagione olivicola ha registrato un forte calo produttivo e, soprattutto, un abbassamento drastico della qualità delle olive in molte zone d’Italia. La causa principale è l’attacco massiccio della mosca olearia, che in molte aree non è stato contrastato adeguatamente. Molti piccoli produttori, infatti, non hanno effettuato i trattamenti necessari – spesso per costi, disinformazione o scelte sbagliate – e il risultato è stato devastante. Le olive, non protette, sono state letteralmente invase. In tanti oliveti i frutti sono caduti a terra prima del tempo, rovinati all’interno, pieni di larve. La conseguenza più evidente si è vista nei frantoi: da molte di queste olive si ricava un olio che gli stessi operatori definiscono senza mezzi termini “un olio che fa schifo”, un prodotto compromesso, ossidato, dal sapore sgradevole, impossibile da considerare extravergine.

Quando la mosca olearia attacca, depone le uova all’interno dell’oliva. Da lì si sviluppano le larve che scavano gallerie nella polpa, accelerando fermentazioni, marciumi e difetti gravi. Se a ciò si aggiungono le temperature anomale e la mancanza di interventi tempestivi, la combinazione è esplosiva. Molti frantoi hanno riportato percentuali altissime di olive danneggiate, con rese molto basse e caratteristiche organolettiche compromesse prima ancora della molitura. In molte aree si parla di annata persa, con frantoiani conto terzi costretti a scartare interi lotti.  In questo scenario difficile, una realtà spicca: l’Umbria si sta rivelando un vero hub di professionisti dell’olio, un laboratorio di competenze che poche regioni italiane possono vantare.

In questo sistema virtuoso operano due figure fondamentali:

       1.    Il produttore professionista, colui che segue l’olivo tutto l’anno, dalla potatura alla raccolta. I migliori iniziano il lavoro sulla qualità direttamente dalla pianta: monitorano, trattano, proteggono e non improvvisano. La differenza tra chi cura e chi trascura si è vista in modo lampante proprio quest’anno.

       2.    Il tecnico specializzato, l’agronomo o l’esperto che guida il produttore nelle scelte più delicate: trattamenti naturali, prevenzione, difesa fitosanitaria, analisi dei suoli, gestione del clima.

È grazie a questi tecnici che, nonostante la gravità dell’attacco, molti olivicoltori umbri sono riusciti a contenere i danni.

Già nel 2023 l’Umbria aveva subito un forte attacco della mosca olearia, che aveva messo in seria difficoltà la produzione regionale. Molti produttori, grazie a trattamenti naturali e strategie mirate, erano riusciti a debellarla o almeno a limitarne l’impatto. La lezione era chiara: la tutela dell’olivo non può essere improvvisata. Oltre al crollo qualitativo nei campi, un altro tema oggi è più attuale che mai, come l’olio extravergine a basso costo venduto sugli scaffali dei supermercati. Un articolo pubblicato da Teatro Naturale analizza con chiarezza la questione e riporta un dato allarmante: molti oli venduti come extravergine, soprattutto nella fascia economica, provengono da processi produttivi meno controllati e che non garantiscono la reale rispondenza ai parametri di qualità. In poche parole, il prezzo basso ha un costo altissimo sulla qualità e sulla trasparenza.

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