Scusate l’anticipo/ Soldi a fondo perduto all’hotel Los Angeles. Scoppia il caso del marito della Proietti

Sull’anticipazione di Umbria7, che segnalava la questione di opportunità politica, interrogazione di Giambartolomei (Fdi). La società in accomandita. Il nodo della domanda fatta dopo la decisione della Giunta regionale di prorogare la scadenza del bando. Dura nota dei consiglieri di centrodestra

Marco Brunacci

PERUGIA – Per la rubrica “Scusate l’anticipo”, oggi ci occupiamo dei soldi europei finiti, dopo bando regionale, all’hotel Los Angeles di Santa Maria degli Angeli, e che fa detonare il caso del marito della presidente Proietti, di cui parlò solitaria Umbria7.
Fissiamo alcuni punti.
La titolarità dell’interrogazione, che ha costretto la Giunta a parlare della questione sollevata da Umbria7, è di Matteo Giambartolomei (Fdi), di cui riportiamo il video dell’intervento in assemblea legislativa.
È sorprendente che all’interrogazione, indirizzata alla Proietti, abbia dovuto rispondere l’assessora Meloni.
Il fatto è chiaro e solleva – come segnalato settimane da Umbria7- un importante problema di opportunità: il contributo a fondo perduto da 228.000 euro dato dalla Regione, a guida Proietti, all’hotel Los Angeles, che ha ufficialmente come rappresentante legale la cognata della presidente e ha il marito della Proietti come socio accomandatario.
Tanto per chiarire: in una S.a.s. (società in accomandita semplice) il socio accomandatario è il protagonista operativo ed è una figura decisiva. In una S.a.s. il socio accomandatario ha, per legge (art. 2318 c.c.), il potere esclusivo di amministrazione. Tutto come da visura camerale.
Ora si deve invece riflettere sul passaggio successivo: la Regione deliberò una proroga per questo bando, in marzo, e alla delibera di proroga, in Giunta, la Proietti non partecipò al voto.
Oggi si scopre che l’hotel Los Angeles non aveva partecipato al bando e partecipò solo successivamente, in seguito alla proroga decisa dalla Regione.
Una cosa sulla quale, a questo punto, sarebbe necessario riflettere.
Gli 8.500 operatori del turismo umbri come prenderanno questa notizia? Chi è stato escluso dalla graduatoria come si sentirà? Vorrà verificare, attraverso ricorsi, la situazione?
Qui concludiamo, riportando il duro intervento dei consiglieri del centrodestra.

LA NOTA DEL CENTRODESTRA

“La società Hotel Los Angeles sas, della quale il marito della presidente Stefania Proietti è socio, ha presentato la domanda al bando regionale per le strutture ricettive pubblicato dalla Giunta Tesei solo dopo la proroga dei termini decisa dalla Giunta Proietti il 25 febbraio 2025, durante una seduta di Giunta nel corso della quale la stessa presidente risulta essere stata presente e aver votato a favore”. Lo affermano i consiglieri regionali di opposizione Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei e Paola Agabiti (Fratelli d’Italia), Laura Penazza e Andrea Romizi (Forza Italia) e Nilo Arcudi (TP-Uc) facendo riferimento alla seduta di question time dell’Assemblea legislativa di questa mattina (https://consiglio.regione.umbria.it/informazione/notizie/comunicati/qt-7-esito-del-bando-il-sostegno-agli-investimenti-delle-imprese).

“L’assessore Simona Meloni – evidenziano i consiglieri – ha confermato in Aula che la domanda dell’Hotel Los Angeles è pervenuta il 25 marzo, quindi successivamente all’estensione del termine al 31 marzo. Un elemento centrale, che assume un rilievo politico evidente e che avrebbe imposto alla presidente di fornire spiegazioni dirette e puntuali. Riteniamo il silenzio della presidente un fatto istituzionalmente grave, soprattutto alla luce del fatto che la società riconducibile al marito ha ottenuto un contributo pubblico di oltre 226 mila euro. Quando atti della Giunta incidono su progetti legati a un familiare della presidente, la trasparenza non è una facoltà, ma un dovere istituzionale. Abbiamo inoltre chiesto quando la presidente sia venuta a conoscenza dell’intenzione della società riconducibile al marito di partecipare al bando e perché non abbia ritenuto di riferire personalmente in Aula. A nessuna di queste domande è stata data risposta dalla diretta interessata. Continueremo a chiedere chiarezza su ogni passaggio di questa vicenda, perché l’Umbria ha diritto a istituzioni trasparenti e coerenti, che non lascino spazio ad alcun dubbio nei confronti dei cittadini, anche alla luce di ripetuti comportamenti, strumentalmente quanto pesantemente censori e provocatori, da parte di quello che all’epoca era capogruppo del Pd, Tommaso Bori. Sulla vicenda, che colpisce l’intera pubblica opinione regionale, faremo tutti gli ulteriori e necessari approfondimenti e prenderemo le relative iniziative che competono ai consiglieri di minoranza, a cominciare dal dovere di puntuale controllo degli atti e dei comportamenti della Giunta in carica”.

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