La Collezione d’arte della Fondazione Carit svelata a Palazzo Montani Leoni. Una grande mostra per Natale a cura di Anna Ciccarelli. LE FOTO
TERNI – L’inaugurazione della mostra della Fondazione Cart, che questa volta non si concentra su una determinata corrente artistica ma che svela il suo ricco patrimonio storico, è stato un evento a sé, con la curatrice Anna Ciccarelli che ha raccontato al pubblico, una ad una, le 45 opera esposte. E che opere! La mostra si apre con la maestosa pala raffigurante la Madonna in trono col Bambino con san Sebastiano e san Giovanni Battista, san Rocco e san Pietro, della bottega di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino. Uno dei capolavori d’arte che la Fondazione Carit ha acuisito negli anni, esattamente nel 2022 dalla casa d’aste Dorotheum di Vienna, che ne ha documentato la provenienza con una ampia certificazione. Accanto ai maestri del Cinquecento (Perugino, Tiziano e Signorelli), alcune testimonianze del Trecento e del Quattrocento, con opere della cerchia di Taddeo Gaddi. Seguono i dipinti del barocco italiano e del caravaggismo di Antiveduto Gramatica, Artemisia Gentileschi e Mattia Preti e di scuola fiamminga con Sebastian Vrancx, in cui si colgono le trasformazioni della pittura tra eleganza formale e ricerca di nuovi effetti luministici. Il Settecento veneziano è documentato con una elegante veduta di piazza San Marco di Francesco Guardi, che apre poi allo spazio dedicato ai paesaggisti d’oltralpe come Claude Joseph Vernet, Verstappen e van Bloemen che hanno omaggiato il territorio umbro con le splendide raffigurazioni dellaCascata delle Marmore. La sezione dedicata all’Ottocento e al primo Novecento documenta l’evoluzione del gusto borghese e del sentimento del vero, dalla pittura romantica, al realismo e all’impressionismo, fino ai fermenti del primo dopoguerra. In mostra due opere straordinarie di Alfred Sisley,riconosciuto come uno dei grandi maestri del paesaggio impressionista, e del “padre” del movimento,Camille Pissarro. Nel nucleo di opere degli artisti del secondo Novecento, spiccano Alberto Burri e Agostino Bonalumi. Infine, la mostra si chiude con una sezione in onore dei grandi maestri umbri o attivi nel territorio nel Novecento: Piero Gauli, Ardengo Soffici, Ugo Castellani, Umberto Prencipe, Amerigo Bartoli, Orneore Metelli e Aurelio De Felice.Corredano la mostra una piccola galleria con i Ritratti di cardinali e personaggi del XVII-XIX secolo, uno splendido orologio in bronzo Luigi XVI, sculture di Vincenzo Gemito e un’opera in ceramica del contemporaneo Piero Gauli.
Eppure, all’inaugurazione della grande mostra d’arte della Fondazione Carit non c’era nessun rappresentante del Comune di Terni. «La collezione – ha spiegato Anna Ciccarelli, segretario generale dell’Ente – comprende un ricco patrimonio storico artistico costituito da oltre 1.100 opere distinte, per genesi, in due nuclei: il primo deriva dal conferimento di beni mobili da parte della Cassa di Risparmio di Terni e Narni avvenuto nel 1992; il secondo è costituito da beni acquistati direttamente dalla Fondazione a partire dalla sua nascita (luglio 1992), che tuttora viene incrementato con nuove e preziose acquisizioni e donazioni. La legge “Amato” – così chiamata dal nome del suo proponente – ha dato avvio, agli inizi degli anni ’90, ad un profondo rinnovamento del sistema bancario italiano, che ha visto la trasformazione delle casse di risparmio e degli istituti di credito in società per azioni e la nascita delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali è stato demandato il compito di perseguire fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Nell’ambito di questa trasformazione è nata la Fondazione Carit che, all’atto dello scorporo dall’omonima società bancaria, è venuta in possesso di parte delle opere che la Cassa di Risparmio, a partire dai primi del Novecento, aveva collezionato attraverso una attenta attività di mecenatismo. Salvo qualche rara eccezione, si tratta di sessanta quadri di artisti per lo più attivi tra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento, nativi o operanti nel territorio provinciale, per lo più acquistati dalla banca direttamente dal pittore in occasione di mostre personali o in esposizioni collettive, oppure individuati sul mercato antiquario e alle aste. Il secondo nucleo, ben più apprezzabile dal punto di vista della consistenza, della varietà e della rappresentatività, si compone, invece, di oltre mille opere tra oli su tela, tavola e carta, acquerelli, disegni e grafiche, sculture lapidee e in bronzo, che la Fondazione ha acquistato nel corso dello svolgimento della propria attività istituzionale da primarie case d’asta o ne è entrata in possesso a seguito di donazioni. La donazione più rilevante è rappresentata dal fondo “Guido Mirimao” costituito da 932 opere devolute dalla moglie dell’artista nel 2015, cui la Fondazione ha dedicato una mostra ed esposizioni permanenti al secondo piano di palazzo Montani Leoni».












