di Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale “Perugia Social City”)
(riceviamo e pubblichiamo)
L’intervento recentemente celebrato (7 Gennaio scorso) presso il parco Silvio Pellico di Perugia, lungi dall’essere percepito, agli occhi di molti cittadini solo come un virtuoso esempio di riqualificazione del verde urbano, ha assunto i contorni di un’abile manovra di propaganda politica. Quello che doveva essere un “taglio” di una “riorganizzazione” necessaria è sembrato, piuttosto, un evento attentamente orchestrato per generare consenso e visibilità, trasformando la cura del verde in un palcoscenico politico.
Non si discute la necessità di intervenire su aree specifiche, ma è il modus operandi e, soprattutto, il netto contrasto con la realtà quotidiana a suscitare profonda critica.
Il vero nodo critico della gestione del verde a Perugia risiede nella sua evidente politica a due velocità. Se alcune aree, quelle di maggiore prestigio o visibilità, vengono illuminate dai riflettori e godono di interventi anche puntuali (e ben pubblicizzati), mentre la stragrande maggioranza del patrimonio verde pubblico cittadino è condannata a un progressivo e silenzioso impoverimento.
Basta allontanarsi da quei parchi di risonanza mediatica per osservare lo stato di degrado in cui versano parchi, giardini e aiuole di posizioni meno visibili politicamente. Erba alta, giochi per bambini vandalizzati mai riparati e altri aspetti di assoluto degrado.
Il problema non è l’assenza di interventi straordinari (come quello Silvio Pellico), ma la cronica carenza di manutenzione ordinaria. Questa negligenza costante priva il verde pubblico del suo valore ecologico, estetico e sociale, rendendo i luoghi meno fruibili e meno sicuri per i cittadini.
L’impressione generale è che vi sia uno scarso, se non nullo, interesse strategico dell’Amministrazione verso la totalità del verde cittadino, considerato un costo da contenere piuttosto che una risorsa vitale per la qualità della vita. La manutenzione, un pilastro fondamentale per la gestione di qualsiasi area verde, viene trattata come un optional, un lusso da riservare solo in vista di eventi o necessità di facciata.
In conclusione, l’episodio del parco Ferdinandi non può e non deve distogliere l’attenzione dal quadro generale: una città che non cura il proprio verde in modo omogeneo e costante dimostra di non avere una visione lungimirante della propria sostenibilità urbana. Finché la cura dei parchi sarà un’occasione di propaganda anziché una priorità civica, la maggior parte del verde pubblico perugino continuerà a soffrire,impoverito dalla negligenza e dall’attenzione selettiva.


