di Marco Brunacci
PERUGIA – Proviamo a fare un pacato discorso tecnico, mentre arrivano le prime bastonate della stangata delle tasse decisa dalla giunta regionale guidata da Proietti.
I colpi sono duri da sostenere per 60 mila famiglie scelti tra i soliti abituati a pagare le tasse.
Ricordiamo che a pagare, però tra qualche mese per gli inevitabili effetti recessivi della manovra, saranno anche le fasce più deboli della società umbra.
Ma, tecnicamente parlando, chiediamo se ci siano elementi di illegittimità nella stangata.
Allora, via alle riflessioni.
Alla luce della legge regionale dell’Umbria n. 5 del 2025, in particolare dell’articolo 24, commi 1 e 2, il bilancio di previsione – con le relative tabelle riferite all’anno 2028 – presenta un evidente problema.
Per quell’anno, infatti, viene indicato uno stanziamento in entrata che non risulta supportato da alcuna norma di legge vigente, dal momento che la stessa legge regionale n. 5 stabilisce espressamente che la manovra fiscale ha efficacia solo fino al 31 dicembre 2027.
Si apre quindi un interrogativo rilevante: il MEF potrebbe impugnare la legge e il bilancio?
Le opposizioni solleveranno la questione in Consiglio regionale e nelle commissioni competenti?
Staremo a vedere.
Nel frattempo, dopo la segnalazione di Umbria7, partita da un post di Marco Regni, anche altri esperti contabili hanno analizzato la normativa vigente sulla cosiddetta maxi stangata fiscale dell’Umbria, facendo emergere un ulteriore elemento singolare che merita attenzione.
L’intera manovra regionale si basa su aliquote IRPEF maggiorate rispetto al passato, applicate a tutti e quattro gli scaglioni di reddito. Tuttavia, fin dalla prima approvazione della legge regionale n. 2 del 2025, era stata inserita una norma di salvaguardia per i contribuenti cosiddetti “bonus Renzi”, cioè quelli con redditi fino a 28.000 euro: per loro non si applicavano le nuove aliquote, ma solo l’aliquota base.
Questa previsione, però, era limitata nel tempo e destinata a cessare nel 2027.
Da qui nasce un doppio problema.
Secondo alcuni osservatori, lo stanziamento previsto in bilancio potrebbe essere formalmente non corretto, perché privo di un adeguato fondamento normativo. Ma potrebbe essere anche sostanzialmente errato, perché – sempre sulla base delle leggi vigenti, che dovrebbero garantire certezza ai bilanci pubblici – nel 2027 terminano detrazioni e agevolazioni per i redditi fino a 28.000 euro.
Di conseguenza, il gettito da iscrivere a bilancio, e quindi il prelievo a carico dei cittadini, dovrebbe semmai essere ancora più elevato di quanto previsto.
In sintesi, questa mazzata fiscale nasce male e si sta sviluppando peggio.
L’unica certezza, al momento, è che a pagare saranno ancora una volta contribuenti e imprese. Prima o poi, inoltre, sarà inevitabile capire a cosa servono davvero i 184 (o forse 250) milioni di euro che la Presidente Proietti e la Giunta regionale hanno voluto, a tutti i costi, sottrarre dalle tasche degli umbri.


