Ladro a casa del candidato sindaco. «C’è un problema di sicurezza a Perugia»

«La precedente amministrazione veniva spesso almeno a fare passerella in cene del quartiere che è una sua roccaforte. Adesso più nemmeno quelle»

PERUGIA – «Sabato scorso, non molto dopo l’ora di cena erano circa le dieci e mezza, un individuo a volto coperto si è introdotto a casa mia e della mia famiglia, in via del Bellocchio, con l’intento di mettere in atto un furto o, fate voi, una rapina».

Comincia così il racconto di Leonardo Caponi, già senatore e candidato sindaco di Perugia, che si sfoga su Facebook dopo quanto subito dalla sua famiglia. «La casa era completamente illuminata e a quell’ora eravamo ancora in piedi, “sparsi” nelle diverse stanze: io ero nello studio, mia figlia Eleonora era salita al piano di sopra per mettere a letto i miei due nepoti, Alida mia moglie, armeggiava ancora nel gazebo a vetri dove avevano cenato. Mio genero, che è un aitante poliziotto, per fortuna o per disgrazia, era a Roma. Il ladro, passando dal giardino anch’esso illuminato, è entrato dalla cucina, aprendone la porta e da lì nella sala da pranzo. Alida, che tornava in cucina, se l’è trovato di fronte mentre prima aveva messo le mani sulla sua borsa da passeggio che gli è caduta, poi armeggiava sulla custodia del computer di mia figlia. A quel punto Alida ha cominciato ad urlare come una ossessa. L’intruso gli ha comicamente fatto cenno di stare zitta, facendo “sss!” e portandosi il dito al naso, poi visto che le urla aumentavano di volume, l’ha spinta con forza contro un mobile, gettandola a terra.
Al sentire quelle urla disumane io ho creduto che fosse morto mio o mia nepote, mentre Eleonora ha pensato che fossi morto io. Mi sono precipitato in sala ma l’intruso era già scappato e Alida ancora a terra. Ho tirato un sospiro di sollievo per insussistenza dell’ipotesi peggiore, ho coraggiosamente per la mia non più giovane età imbracciato l’ombrello che mi è sembrato più solido e sono corso in giardino. Nessuno. La recinzione metallica e un muro perimetrale sono bassi, agevolmente superabili da una persona giovane e agile. La vicenda si è conclusa con una nottata al Pronto Soccorso, dove ad Alida hanno riscontrato una forte contusione all’anca e la mattinata successiva in Questura per la denuncia. La dottoressa ci ha detto che, come avevo immaginato, non avrebbe dovuto trattarsi di un criminale professionista, ma di un disperato forse drogato in crisi di astinenza. Sarà».

«Comunque sia non è una cosa accettabile – insiste Caponi -. Due anni fa, mentre stavamo a Cuba ladri, in questo caso professionali, ci sono entrati in casa spezzando agevolmente le inferriate delle finestre al piano terra e costringendoci successivamente a far installare un costosissimo sistema di allarme che stavolta è stato inutile. Io sono contro la proprietà privata, ma il ladro esercita una violenza che ti fa rivoltare le budella. Capisco l’esasperazione della gente e non da oggi penso e ho scritto che la sinistra sbaglia con posizioni di estremismo garantista e di accoglienza indiscriminata per tutti.
Esiste un problema di sicurezza in Italia, esiste un problema di sicurezza a Perugia, con una particolare gravità al Bellocchio. La squadra mobile a Perugia, una città di 160mila abitanti e uno dei cinque Comuni italiani territorialmente più esteso (pensate da Fontignano a Parlesca) può contare su 18 agenti, quando sono tutti in salute. Scusate se lo dico così, ma ci hanno hanno preso per il culo con la zona rossa (che è una misura propagandistica del tutto inutile) mentre sono quattro giorni che via del Bellocchio è senza illuminazione pubblica. Ieri sera si sono spenti anche i lampioni di tutta l’area da via del Macello a Martiri dei Lager. Col cielo nuvoloso, sembrava di stare nella foresta nera. Questi guasti si ripetono sistematicamente da alcuni mesi. L’Enel non c’entra niente. C’entra una società del Comune che, incredibilmente, non dovrebbe disporre nemmeno di un quadro di comando di segnalazione di guasti della rete, se no interverrebbero senza aspettare le segnalazioni inferocite deli residenti.
La risocializzazione del quartiere è un pio sogno del futuro. La precedente amministrazione veniva spesso almeno a fare passerella in cene del quartiere che è una sua roccaforte. Adesso più nemmeno quelle».

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