Bandecchi rilancia i 300mila (cittadini) ma gli asili nido mancano

A Terni la natalità è bassissima, peggio è la percentuale di copertura dei servizi da zero a 2 anni

TERNI  – Tre anni fa Stefano Bandecchi lanciò il Progetto 300mila cittadini. Triplicare cioè gli abitanti di Terni. Un’ operazione affidata ad un esercito di cicogne, non certo ai servizi per le mamme e per i nuovi nati. Terni ha infatti una copertura bassissima per i servizi da 0 a 2 anni. Appena il 16 per cento. Sotto la media nazionale e molto al di sotto da quella di Perugia, che vanta una copertura del 52 per cento. A Terni non è solo difficile trovare un posto all’asilo nido, ma è anche costoso. Non ci sono esenzioni per chi è in difficoltà economica, si pagano quasi 400 euro al mese se si ha un Isee di  15mila euro. Cifre e dati che non sono sfuggiti ai Cinque Stelle, che hanno evidenziato anche le carenze del personale educativo. Non è un mistero per nessuno che il sindaco Bandecchi preferisca assumere i vigili urbani: ne ha arruolati ben 35 a fronte di due maestre, peraltro ancora da assumere. Cifre impietose, alle quali prova a rispondere, tra una consegna di pacchi di Natale e l’altra, l’assessora al Welfare, Viviana Altamura.

L’assessora non nega le cifre disastrose sui posti disponibili, ma assicura che il Comune sta investendo per colmare le lacune. «E’ stata l’amministrazione Bandecchi a rilanciare il tema della crescita demografica, siamo stati noi – dichiara Viviana Altamura – a lanciare il progetto 300mila quale inversione di tendenza per una città che, con i suoi 110mila abitanti, non si rassegna ad essere seconda a nessuno. E’ in questa ottica che ci tengo a precisare che i servizi per l’infanzia sono una priorità strategica e vanno affrontati con programmazione, dati e serietà istituzionale, non con contrapposizioni ideologiche o geografiche. Non è in atto uno scontro Terni e Perugia sugli asili nido e sui servizi alla infanzia, Terni sta giocando la sua partita per il futuro, non certo un derby sul futuro». 

«La crisi demografica è un fenomeno strutturale che riguarda Terni, l’Umbria e l’intero Paese. Non è dunque corretto attribuire il calo demografico alla politica comunale sugli asili nido. I dati Istat mostrano come la denatalità sia un fenomeno nazionale, legato a fattori economici, occupazionali e sociali molto più ampi, sui quali un Comune può incidere solo in parte. Non è un caso che gli analisti seri parlino di una crisi di fiducia che si accompagna alle preoccupazioni economiche. L’Umbria è oggi la prima regione in Italia per copertura dei servizi educativi 0–2 anni (44,1%), ben al di sopra della media nazionale (17,6%). All’interno di questo quadro regionale virtuoso esistono differenze territoriali che non vanno negate, ma lette correttamente, senza classifiche improprie o allarmismi.
Gli investimenti sugli asili nido a Terni sono stati possibili anche grazie alle risorse PNRR, che il Comune ha intercettato e utilizzato per nuove strutture e riqualificazioni. Stiamo muovendo in questi mesi finanziamenti per ben 4 milioni di euro, una cifra che è significativa.

Ora stiamo lavorando in particolare sul garantire l’effettiva apertura e il funzionamento delle strutture realizzate: per il 2026-27 ci saranno tre aperture; sul programmare il personale in modo sostenibile e conforme ai vincoli normativi: ci saranno 2 assunzioni di  educatrici per il 2026 e 2 per il 2027, quale impegno per il sostegno del sistema educativo comunale, tenuto comunque conto dei vincoli di bilancio e dei limiti sulla programmazione del personale.

Ci tengo a sottolineare che le nostre tariffe sono molto competitive, cito solo un dato, sulla retta piena, a Terni, si risparmiano più di 100 euro, 354 euro contro le 480 di Perugia. Nella tabella in allegato emerge che siamo competitivi anche sugli orari e sul sostegno, tramite il welfare, alle famiglie in difficoltà».  

«Wood 4 green, che fine ha fatto il progetto?»