Sanità, un’altra promessa elettorale di Proietti finisce in farsa: congelato il Punto Nascita di Spoleto che si sarebbe dovuto riaprire

La riunione con i tecnici e la “scoperta” del limite (conosciuto da tutti) dei 500 parti all’anno per non considerare pericolosa la struttura. Nel 2018, prima della chiusura, i nati erano stati 187. E tutto viene così bloccato

SPOLETO (Perugia) – Umbria7 lo scrive da tempo, ma ora è tutto più chiaro.
Al termine della riunione che si è tenuta in Regione non è stato ufficializzato che il Punto Nascita dell’ospedale di Spoleto possa essere ripristinato; è stato invece ribadito che non è possibile esprimere una valutazione definitiva in assenza del nuovo Piano sanitario regionale e della definizione complessiva del numero di punti nascita che la Regione intenderà mantenere in Umbria.

Rimane però un dato di realtà difficilmente aggirabile: con l’attuale e persistente calo della natalità, appare oggettivamente inverosimile che Spoleto possa raggiungere la soglia dei 500 parti annui, parametro che il sistema sanitario italiano utilizza come riferimento organizzativo per valutare l’adeguatezza e la sicurezza dei punti nascita, pur non essendo un vincolo automatico né una prescrizione diretta dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Il confronto, dunque, è stato rinviato alla Regione, che dovrà assumersi la responsabilità politica e amministrativa delle proprie scelte all’interno del nuovo assetto sanitario umbro.
Qualche numero aiuta a comprendere la portata del problema: prima della chiusura, nel 2018, a Spoleto si registrarono 187 nati, mentre nel 2017 furono 205. Numeri lontanissimi dai livelli richiesti per garantire una struttura autonoma secondo gli standard oggi adottati.
Non è la prima volta che la questione viene affrontata. Già nel 2022 l’allora assessore regionale Coletto chiese al Ministero una valutazione sulla riapertura del Punto Nascita di Spoleto, che non venne autorizzata. Una decisione che si inseriva in un quadro regionale complesso, anche perché in Umbria esistono attualmente altri due punti nascita sotto la soglia dei 500 parti annui, quelli di Branca e Orvieto, che pongono un evidente problema di coerenza complessiva del sistema.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento tecnico spesso omesso nel dibattito pubblico: le linee di indirizzo delle principali società scientifiche ritengono non adeguata la riapertura del Punto Nascita di Spoleto nelle condizioni attuali, proprio in ragione dei volumi, dell’organizzazione complessiva e della sicurezza clinica.
Eppure, durante la campagna elettorale, il tema era stato agitato come una certezza. Il megafono utilizzato sotto le finestre dell’ospedale spoletino prometteva una riapertura sicura e imminente. Oggi quel megafono tace, sostituito da un più prudente rinvio alle decisioni future.
Nel frattempo, dall’opposizione si sottolinea come si stia di fatto procedendo — seppur in ritardo — lungo il cronoprogramma impostato dalla precedente giunta Tesei, con la conferma del Terzo Polo ospedaliero umbro e con Spoleto in posizione subordinata rispetto a Foligno, secondo un’impostazione già delineata nelle precedenti stagioni di governo regionale.
L’ospedale nuovo evocato in campagna elettorale? Un’illusione utile ai voti, ma priva di fondamento concreto. E mentre il Pd diserta il consiglio comunale per forzare un cambio di rotta del sindaco, c’è chi legge la mossa come una manovra tattica in vista di altri dossier, a partire dal Piano regolatore.
Una cosa però è certa: il Punto Nascita di Spoleto resta congelato, in attesa di decisioni che non arrivano. E il rischio è che, tra rinvii, piani futuri e ombre burocratiche, l’ennesima promessa elettorale finisca archiviata senza assumersi fino in fondo la responsabilità politica di dire la verità ai cittadini.

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