PERUGIA – L’iter burocratico che ha portato Paolo Mirti, ex assessore della giunta comunale di Stefania Proietti quando era sindaca di Assisi, candidato del Pd alle ultime elezioni comunali, alla dirigenza della cultura della Regione, è oggetto di interrogativi, come aveva anticipato Umbria7.
Non è Paolo Mirti in discussione, che sarà di sicuro il più indicato a ricoprire l’incarico, ma è il percorso che è stato scelto. E allora ecco gli interrogativi, ai quali, per amore della
trasparenza, magari anche per opportunità politica, sarebbe bello avere una risposta.
- Come mai la giunta Proietti ha scelto di revocare un concorso pubblico che era stato indetto nell’agosto 2024, con una nuova determina dirigenziale, se abbiamo letto bene, firmata dalla stessa dirigente regionale?
- Come mai si è preferito fare una nomina con “mobilità volontaria”, per fare la quale un concorso già indetto è stato revocato?
- Il concorso non poteva dare comunque garanzie maggiori, indipendentemente dal vincitore che poteva essere sicuramente anche lo stesso?
- E’ vero che il concorso era stato indetto nell’era Tesei (agosto 2024), ma se nell’era Proietti si intendeva fare tutto nuovo, va bene, si poteva fare, ma non era ovvio indire un nuovo concorso pubblico?
- Come mai a questo punto invece è stata scelta la via burocraticamente così curiosa, con risvolti perfino di stravaganza giuridica, della revoca di un concorso per passare a una “mobilità volontaria”?


