Soppressione di Isuc, Csgp e Cedrav: «Un colpo alla memoria e alla cultura dell’Umbria con il pretesto di un risparmio irrisorio»

L’opposizione in Regione contro la decisione della maggioranza: «Inaccettabile»

PERUGIA – «La maggioranza regionale di sinistra intende sopprimere l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, il Centro di studi giuridici e politici e il Centro per la documentazione e la ricerca antropologica in Valnerina. Tre realtà attive da decenni che hanno rappresentato un presidio culturale, scientifico e identitario per l’Umbria, oggi rischiano di essere cancellate con una motivazione legata a una presunta riorganizzazione e a un efficientamento dei costi», è quanto scrivono, in una nota, i consiglieri regionali di opposizione, Donatella Tesei ed Enrico Melasecche (Lega Umbria), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia), Nilo Arcudi (Tp-Uc), Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia).

«Una giustificazione del tutto inconsistente – commentano – dato che il risparmio sarebbe di circa 180 mila euro l’anno, dei quali 120 mila fanno riferimento all’Isuc, 40 mila al Csgp e 20 mila al Cedrav. Risorse che la Regione Umbria investe da anni con piena consapevolezza del valore strategico di questi Istituti. Oggi, quegli stessi investimenti, vengono improvvisamente ritenuti dalla sinistra un costo da tagliare».

Per gli esponenti dell’opposizione si tratta, peraltro, di «una cifra irrisoria se si considera il patrimonio in questione e soprattutto a fronte dei 184 milioni di euro di tasse in più che la sinistra sta già prelevando dalle tasche degli umbri. Non è in discussione un capitolo di spesa, ma il rispetto per la storia dell’Umbria e per il lavoro di generazioni che hanno contribuito a costruirla, studiarla e raccontarla. Si tratta di un patrimonio che non appartiene a un Ente, ma all’intera collettività umbra e che la maggioranza è determinata a sacrificare. Un fatto gravissimo sia perché privo di una motivazione istituzionale chiara e trasparente, ma anche perché ad oggi non risulta sia stato presentato alcun piano che spieghi quale sarà il destino del patrimonio documentale accumulato negli anni».

«Chiediamo con forza – aggiungono – che venga fatta piena chiarezza su questa intenzione, che vengano rese pubbliche le motivazioni reali e che si apra immediatamente un confronto istituzionale serio prima di assumere decisioni che rischiano di produrre un danno irreparabile. L’Umbria non può permettersi di perdere i luoghi della propria memoria. Il dubbio – concludono i consiglieri di opposizione – è che non si tratti affatto di risparmio, ma della volontà di intervenire su istituti le cui presidenze non dipendono direttamente dalla sinistra. Quando si colpisce l’autonomia, il sospetto che si voglia sostituirla con il controllo diventa inevitabile. Ed è un sospetto che la maggioranza ha il dovere di chiarire pubblicamente».

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