PERUGIA – «La proroga delle convenzioni con le strutture private accreditate fino al 30 giugno, in assenza di un atto formale della Giunta regionale che ne definisca il quadro complessivo, è l’ennesimo segnale di una sanità che procede senza una programmazione chiara, navigando di fatto a vista». Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei, commentando la comunicazione inviata dalle Usl Umbria 1 e 2 alle strutture private accreditate con cui viene disposta la proroga dell’erogazione delle prestazioni di ricovero e di specialistica ambulatoriale fino al 30 giugno 2026, mantenendo le condizioni attualmente vigenti e applicando un tetto di spesa mensile pari a un dodicesimo del budget 2025, in attesa del rinnovo delle convenzioni. «Si continua a rinviare senza una strategia – prosegue Giambartolomei-. Si procede per proroghe, senza indicare chiaramente quale sia il modello di integrazione tra pubblico e privato accreditato”. Il consigliere ricorda che il 31 marzo scade il termine per il rinnovo delle convenzioni tra Regione e strutture private accreditate, “un passaggio cruciale per il funzionamento del sistema sanitario regionale».
«La mancata definizione delle convenzioni entro quella scadenza – prosegue – non comporta solo l’assenza di un piano razionale di smaltimento delle liste d’attesa, ma rischia anche di impedire nuovi convenzionamenti che potrebbero contribuire a ridurre i ritardi che oggi penalizzano i cittadini». «La sanità privata accreditata – aggiunge Giambartolomei – ha rappresentato negli anni un supporto importante per il sistema sanitario regionale, contribuendo a garantire prestazioni e a ridurre i tempi di attesa. Senza una programmazione chiara e senza convenzioni definite si rischia di aggravare ulteriormente una situazione già molto difficile». «Serve trasparenza – conclude Giambartolomei -. Non è accettabile che su una questione così rilevante per la sanità umbra si proceda attraverso comunicazioni interne delle aziende sanitarie senza un indirizzo politico e amministrativo chiaro da parte della Regione».


