TERNI – Lorenzo Barone firma un’altra impresa straordinaria. Dopo la traversata dell’Atlantico in barca a remi, ha completato anche un viaggio attraverso l’Amazzonia, uno degli ambienti più difficili e imprevedibili al mondo. Tra fiumi, umidità estrema e natura selvaggia, l’esploratore ha affrontato condizioni dure, dimostrando grande resistenza e capacità di adattamento. La sua avventura non è solo sportiva, ma anche un racconto di rispetto per l’ambiente e per territori ancora incontaminati. Con questa doppia impresa, Barone si conferma tra gli esploratori più interessanti della sua generazione, riportando al centro il valore autentico del viaggio e della scoperta.

Il post di Lorenzo Barone:
«Dopo 47 giorni immerso nel polmone verde del nostro pianeta, una lunga salita conosciuta come “la ruta de la muerte” mi ha portato dalla calda e umida giungla all’aria fredda e rarefatta oltre i 4.600 m sulle Ande. La terza fase del progetto attraverso l’Amazzonia è ufficialmente conclusa. Mi sono ritrovato tra fango, piste, fiumi, paludi, caldo, temporali, polvere, insetti, animali vari, villaggi indigeni e culture diverse. Ma anche tra zone disboscate, asfalto e foreste che bruciano. Per ragioni logistiche e di costi, ho affrontato questa tratta di oltre 4.500 km con una bici economica, adatta solo a fare il giro del quartiere, i problemi meccanici, infatti, non sono mancati. In un tratto remoto in Brasile si è distrutto il portapacchi e mi sono dovuto arrangiare con ciò che avevo a disposizione. Inoltre, una notte le formiche hanno ridotto a brandelli parte dell’equipaggiamento, trasformando sacche stagne e fondo dell’amaca in coriandoli. Ho infine dovuto estrarre un paio di parassiti che stavano crescendo sotto la mia pelle. Le persone sono state sempre di un’ospitalità e disponibilità disarmante e grazie a loro ho imparato molto su questa parte affascinante del pianeta, in cui intendo tornare. Sono passati 141 giorni da quando ho iniziato a ripercorrere e seguire il viaggio intercontinentale delle polveri sahariane che fertilizzano l’Amazzonia e credo di averlo completato. Nel dubbio però voglio spingermi leggermente oltre, affrontando così l’ultima fase del progetto attraverso le Ande. Il mio corpo si sta rapidamente adattando all’alta quota e tra circa 2.000 km, mi troverò di fronte alla vetta che segnerà il traguardo finale di questa esperienza».


