di Marco Brunacci
PERUGIA – Scusate l’anticipo: non si possono tacere le voci che danno il direttore dell’aeroporto San Francesco in partenza dall’Umbria. Dicono abbia la valigia in mano. Non di cartone, ovviamente. Torna nel suo giro di professionisti top nel settore.
E’ stato chiamato per un grande progetto di lancio dell’aeroporto, nell’era Tesei, che ci ha creduto e insistito fino in fondo. Missione compiuta.
Adesso lo scalo perugino migliora le performance per inerzia.
Al posto di Solimeno pare ci sia un grande ritorno dal passato, Piervittorio Farabbi, direttore dell’aeroporto ai tempi della Marini regnante e fino al 2017, poi dimessosi con lo sboom aeroportuale che, comunque, in quei tempi, va ricordato, non ha mai superato i 250.000 mila passeggeri l’anno ed era anche a rischio chiusura.
Dopo il rilancio Tesei, i passeggeri sono diventati 580.000 e oggi sono cresciuti solo a 620.000 (+40.000 in due anni).
Farabbi ha guidato, dopo il 2017, prima lo scalo di Lamezia Terme, per finire a Tirana, dove è ancora oggi.
Farabbi sarebbe un bravo professionista, perfetto per un pieno ritorno, però, dell’ancien regime.
Perché abbiamo detto che la crescita è stato “solo” di 40mila passeggeri in più?
Per partito preso? Non è lo stile e l’inclinazione di Umbria7.
Piuttosto si tratta di scetticismo assoluto sulle nuove scelte.
Ovviamente Madrid era la solita “santa bugia” e Francoforte nemmeno a parlarne.
La novità è invece degna non della rubrica “Scusate l’anticipo”, ma della più nota “Scherzi a parte”.
Ecco qua: è stato reso noto l’annuncio di un unico volo estivo per due mesi, solo di lunedì, per Genova.
E poi – clamoroso – il ritorno del volo per Bergamo, da pochissimo cancellato con disonore, sempre per 2 mesi estivi, una volta a settimana, solo di lunedi, con un compagnia area che sarà di sicuro la migliore al mondo salvo che sconosciuta ai più.
Se poi questa fosse la reazione al pungolo di nuovo usato da Confindustria con la Regione sulle infrastrutture (per l’aeroporto gli industriali hanno tirato fuori soldi veri) sarebbe la prova provata che a Palazzo Donini e dintorni hanno poche idee, ma in compenso confuse, non solo in sanità.


