Carlo Petrini (Foto Slow Food)

Addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Da Assisi a Perugia, negli anni il padre della cultura del cibo “buono, pulito e giusto” aveva costruito un rapporto con il territorio umbro

DIEGO DIOMEDI

La morte di Carlo Petrini segna la fine di un’epoca per la cultura gastronomica italiana e internazionale. Fondatore di Slow Food, intellettuale, scrittore e promotore di un modello alimentare sostenibile e legato ai territori, Petrini è stato una delle figure più influenti degli ultimi quarant’anni nel dibattito sul rapporto tra cibo, ambiente e comunità. Conosciuto da tutti come “Carlin”, aveva trasformato quella che negli anni Ottanta sembrava una battaglia di nicchia in un movimento globale capace di cambiare il modo di parlare di agricoltura, biodiversità e qualità alimentare. Il suo messaggio era semplice ma rivoluzionario: il cibo non è soltanto consumo, ma cultura, identità e responsabilità.

Anche l’Umbria, terra fortemente legata alle tradizioni agricole e alla qualità delle produzioni locali, ha incrociato più volte il percorso di Petrini. Nel corso degli anni il fondatore di Slow Food è stato protagonista di incontri, conferenze e momenti di confronto nella regione, trovando in molti contesti umbri una sensibilità affine alla sua visione. Tra le tappe più significative resta il legame con Assisi, città simbolo dei temi della sostenibilità e della tutela del creato, dove Petrini partecipò a iniziative dedicate all’ambiente, all’economia sostenibile e alla valorizzazione delle comunità locali. Temi che hanno sempre rappresentato il cuore del suo pensiero. Importante anche la sua presenza a Perugia nel 2022, quando fu ospite dell’Università per Stranieri di Perugia nell’ambito di un incontro dedicato ai sistemi alimentari, alla transizione ecologica e al futuro del cibo. Petrini lascia un’eredità culturale enorme, costruita attorno alla difesa della biodiversità, del lavoro agricolo e delle produzioni territoriali.

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