AST, Pica (M5S): «L’allarme è serio, servono soluzioni per energia e produzione»

Il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle Terni chiede al Governo di rendere operative le risorse per il rottame e di costruire un ponte energetico fino al 2029: «Difendere AST significa difendere produzione e lavoro»

«L’allarme lanciato dai vertici di Acciai Speciali Terni va preso con la massima serietà. Proprio per questo non può essere trasformato nella narrazione di una chiusura dell’area a caldo che nessuno ha annunciato». Lo dichiara Daniele Pica, coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle Terni, intervenendo sulla situazione di AST. «Il problema è noto: AST paga l’elettricità circa 128 euro a MWh, contro 88 in Spagna, 86 in Germania e appena 53 in Francia. Con un divario simile diventa più costoso produrre a Terni le bramme nei nostri forni e può risultare più conveniente importarle già prodotte dall’Asia. Più bramme importiamo, meno lavorano i forni e l’area a caldo. Questo è il rischio reale». Pica ricorda come già nel 2014 fosse stata prospettata la possibile chiusura di uno dei due forni elettrici, poi scongiurata dopo una lunga vertenza sindacale e istituzionale.

«Proprio per affrontare problemi strutturali come questo serviva l’Accordo di Programma. Dopo oltre tre anni di stallo, con la Giunta Proietti il negoziato è stato finalmente portato a conclusione e l’11 giugno 2025 Governo, Regione e Gruppo Arvedi hanno sottoscritto un accordo che prevede circa 1,13 miliardi di euro di investimenti». Per Pica la soluzione strutturale sul fronte energetico «è già indicata nell’Accordo». «Con la scadenza delle grandi concessioni idroelettriche nel 2029, la Regione punta a una società mista a maggioranza pubblica che possa destinare una quota dell’energia prodotta in Umbria – fino al 30% – alle imprese energivore del territorio, AST compresa, a condizioni molto più competitive. L’obiettivo è semplice: rendere conveniente produrre acciaio a Terni invece di importarlo dall’Asia».

«La Regione ha fatto la propria parte per arrivare pronta alla scadenza delle concessioni. Ma il problema è evidente: il 2029 non è domani. Oggi dobbiamo costruire un ponte che permetta ad AST di arrivarci senza perdere produzione e lavoro». Ed è su questo punto che Pica chiama in causa il Governo. «L’Accordo impegnava il Governo a mettere a disposizione 35 milioni di euro l’anno per sostenere le acciaierie che producono inox nei forni elettrici utilizzando prevalentemente rottame. Una misura nata proprio per ridurre la convenienza delle importazioni di semilavorati asiatici. Le risorse sono state stanziate, ma non sono ancora concretamente utilizzabili. Siamo a settembre 2026: quando potrà AST accedere alla quota che le spetta?».

Per il coordinatore provinciale M5S sono quindi tre le cose da fare immediatamente:
•⁠ ⁠il Governo renda subito operative le risorse previste per sostenere la produzione di inox da rottame.
•⁠ ⁠Il Governo convochi subito il tavolo con Regione, Arvedi e sindacati, mettendo nero su bianco cosa è stato fatto, cosa manca e chi deve farlo;
•⁠ ⁠Costruire insieme una soluzione energetica ponte fino al 2029, utilizzando tutti gli strumenti concretamente praticabili per ridurre il divario di costo che penalizza lo stabilimento ternano.

«Non servono né brindisi né funerali anticipati. Non serve chi trasforma un problema serio di competitività nella chiusura dell’area a caldo che nessuno ha annunciato. E non serve chi, quando arriva il momento di rispondere degli impegni assunti, prova a scaricare le responsabilità su qualcun altro». «Allo stesso modo non servono nuove soluzioni campate in aria come quella della centrale a gas Edison del polo chimico, presentata in passato dalla giunta Bandecchi come risposta immediata al problema energetico e poi finita nel nulla». «La situazione è seria e proprio per questo richiede serietà. Difendere AST significa abbassare il costo dell’energia, rendere competitivo produrre acciaio a Terni, garantire gli investimenti e difendere il lavoro. Il resto è propaganda sulla pelle di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie», conclude Pica.

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