La sfida di Acacia group/ Francesco Pace: «Il futuro dell’Umbria? Ha bisogno di far crescere la cultura di impresa»

Il “Leadership human lab” di San Francesco al prato, a Perugia, davanti a centinaia di persone, con le esperienze a confronto di Anthony Smith, Marina Salamon e Paolo Nespoli

PERUGIA – Il futuro dell’Umbria può cominciare da una decisione che cambia. Da un imprenditore che torna in azienda e ascolta una persona alla quale aveva dedicato poco tempo. Da una responsabilità finalmente affidata, da un talento riconosciuto, da un processo rimesso in discussione. È in questi gesti, spesso lontani dai riflettori, che la leadership produce i suoi effetti più duraturi.
È questa la prospettiva che ha dato senso al Leadership Human Lab, promosso da Acacia Group dell’imprenditore Francesco Pace e ospitato sabato 10 ottobre all’Auditorium di San Francesco al Prato. A Perugia, Anthony Smith, Marina Salamon e Paolo Nespoli hanno riunito tre esperienze differenti attorno a una questione che attraversa imprese, organizzazioni e comunità: come mettere le persone nelle condizioni di affrontare sfide nuove e costruire risultati insieme.
La scelta dei tre protagonisti racchiude già il significato dell’iniziativa. La cultura delle organizzazioni, la responsabilità dell’impresa e l’esperienza delle missioni spaziali sono diventate prospettive complementari attraverso le quali osservare il lavoro di chi guida. A tenerle insieme, il rapporto tra ambizione e preparazione, fiducia e responsabilità, capacità individuali e forza della squadra.
Anthony Smith ha portato il tema della leadership nel cuore delle relazioni di lavoro. Il suo contributo, costruito attorno ad autenticità, comunicazione e cultura aziendale, ha richiamato una responsabilità quotidiana: creare le condizioni perché le persone possano esprimere le proprie competenze e contribuire a un obiettivo comune. Anche le prestazioni dipendono dalla qualità di questo ambiente, dalla chiarezza con cui si comunica, dal modo in cui si affronta un conflitto e dalla disponibilità a imparare.
È una prospettiva che rende la leadership osservabile nei comportamenti. Nella coerenza tra ciò che si chiede e ciò che si fa. Nello spazio lasciato a un’idea diversa. Nella capacità di dare fiducia e
accompagnarla con obiettivi chiari. Per un’impresa, lavorare su questi aspetti significa intervenire sulle condizioni che rendono possibile la crescita.
Con Marina Salamon, il confronto ha incontrato la concretezza delle scelte imprenditoriali. Il suo percorso ha offerto una lettura del rapporto tra competitività e responsabilità, tra sviluppo dell’azienda e valorizzazione delle persone. Ogni progetto deve misurarsi con vincoli, mercati e cambiamenti; ogni decisione produce conseguenze che vanno oltre il momento in cui viene presa.
Fiducia, delega e diversità appartengono a questa costruzione. Affidare responsabilità permette a nuove competenze di emergere. Accogliere punti di vista differenti amplia la capacità di leggere un
problema. Tenere insieme queste dimensioni richiede coraggio e continuità: la visione acquista consistenza attraverso le scelte con cui, giorno dopo giorno, si costruisce un’organizzazione.
Paolo Nespoli ha allargato ulteriormente lo sguardo. L’esperienza delle missioni spaziali porta con sé l’immagine di un traguardo eccezionale e, insieme, la realtà del lavoro necessario per raggiungerlo: preparazione, disciplina, tecnologia, collaborazione e capacità di reagire all’imprevisto. Dietro ogni missione c’è un sistema di persone che condividono conoscenze e responsabilità. La competenza del singolo trova la propria efficacia dentro questa relazione.
Per chi fa impresa, è una prospettiva potente. Un obiettivo ambizioso richiede metodo; l’incertezza richiede preparazione; una squadra richiede fiducia reciproca. E osservare la Terra da lontano suggerisce anche un esercizio utile a chi deve decidere: cambiare distanza per distinguere meglio le priorità, riconoscere le interdipendenze e comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
Cultura delle organizzazioni, responsabilità imprenditoriale e capacità di affrontare l’ignoto: i tre contributi hanno composto il senso del laboratorio. Il pensiero laterale ha trovato qui la sua applicazione: accostare esperienze lontane per far emergere domande utili alla propria realtà.
Alla base c’è la visione di Francesco Pace, fondatore di Acacia Group: contribuire alla crescita dell’Umbria investendo nella qualità delle persone, delle competenze e delle relazioni. Una visione che riconosce nel territorio energie da mettere in circolo, talenti da valorizzare e imprese capaci di aprire nuove strade.
Acacia interpreta questo impegno attraverso la costruzione di occasioni nelle quali conoscersi, confrontarsi e sviluppare una maggiore capacità di iniziativa. La formazione alimenta le competenze; il dialogo fa incontrare esperienze; le relazioni possono diventare collaborazioni e progetti. È in questo passaggio, dalla conoscenza all’azione, che la missione del gruppo trova la sua espressione più concreta.
Il Leadership Human Lab nasce dentro questo percorso. Il suo obiettivo è lasciare qualcosa che accompagni le persone oltre la giornata: una domanda nuova, il coraggio di riconoscere un errore, la decisione di investire su un talento, la disponibilità a cambiare un’abitudine che limita la crescita. Piccoli spostamenti capaci, nel tempo, di incidere sulla vita delle organizzazioni.
Per l’Umbria significa coltivare una risorsa decisiva: la capacità di generare opportunità a partire dalle proprie forze, aprendole al confronto con il mondo. Un’impresa che sviluppa competenze rafforza anche il territorio nel quale opera. Una persona messa nelle condizioni di crescere amplia le possibilità di chi le lavora accanto. Una collaborazione riuscita costruisce fiducia per quelle successive.
La scommessa di Francesco Pace e di Acacia Group sta in questa possibilità di moltiplicare gli effetti della crescita. Portare esperienze a Perugia è il punto di partenza; farle diventare patrimonio di chi qui vive, lavora e investe è l’orizzonte.
Il banco di prova comincia oggi, lunedì, al ritorno nelle aziende. È lì, nella prima scelta fatta con uno sguardo diverso, che una giornata di formazione può cominciare a diventare futuro.

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