Il sindaco sta recuperando la consigliera comunale che è scesa in campo insieme agli “scissionisti”
TERNI – Stefano Bandecchi al telefono non sa solo strillare. Nelle scorse ore ha parlato a lungo con Federica Mengaroni. La consigliera comunale è tra i quattro che prima ha fondato il gruppo autonomo Con Bandecchi per Terni e poi ha firmato il documento di presa di distanza da Stefano Bandecchi. Ma la Mengaroni è la meno dura rispetto ad Andrea Sterlini, Marina Severoni e Andrea Colasanti. Se quest’ultimi sono arrivati al punto di richiedere addirittura il ritorno in giunta di Riccardo Corridore, suscitando la levata di scudi di quello che rimane della maggioranza di Ap, la Mengaroni è la più dialogante. Pur nelle fasi più concitate della battaglia intestina ha mantenuto un dialogo con il sindaco. Martedì pomeriggio poi, oltre alle telefonate, c’è stato un incontro in Provincia. Bandecchi e Federica Mengaroni hanno parlato a lungo concordando soprattutto su un punto: la città non può essere lasciata nelle mani di un commissario prefettizio per mesi. Perché in caso di dimissioni o di sfiducia del sindaco a Terni non si voterebbe prima di maggio o giugno. Mesi di ordinaria amministrazione che metterebbero nel congelatore tutte le grandi opere della amministrazione Bandecchi, ad iniziare dal piano strade.
Se il recupero della Mengaroni verrà perfezionato nei prossimi giorni a Bandecchi comunque mancherebbe ancora un voto per arrivare a quota 17, la maggioranza che serve per votare il bilancio entro dicembre. Il diciasettesimo potrebbe essere Francesco Ferranti, soprattutto se il bilancio di previsione contenesse la riduzione della tassazione comunale. Il taglio di Imu e addizionale IRPEF è da sempre un cavallo di battaglia di Ferranti.


