Il consigliere sospeso dagli azzurri, non ha rivvovato la tessera di partito. Non coinvolto nelle iniziative del centrodestra per le dimissioni del sindaco, mantiene una posizione autonoma che pesa sugli equilibri di Palazzo Spada
TERNI – Non soltanto sospeso da Forza Italia, ma attualmente neppure iscritto al partito. È questo l’elemento che emerge sulla posizione di Francesco Maria Ferranti, capogruppo azzurro in Consiglio comunale e vicepresidente della Provincia di Terni, dove affianca Stefano Bandecchi, presidente dell’ente.
Secondo quanto si apprende da fonti interne a Forza Italia, Ferranti non risulterebbe oggi tra gli iscritti al partito. Una circostanza che aggiunge un nuovo tassello a una vicenda politica iniziata con la decisione di accettare la vicepresidenza della Provincia, nonostante il parere contrario dei vertici azzurri, e proseguita con il provvedimento di sospensione.
Una posizione che torna d’attualità nel pieno della crisi dell’amministrazione Bandecchi, mentre il centrodestra cerca di trovare una convergenza per arrivare alle dimissioni contestuali dei consiglieri comunali e alla conclusione anticipata della consiliatura.
Ferranti, infatti, secondo quanto emerge dagli ambienti politici, non sarebbe stato coinvolto nelle interlocuzioni avviate dalle opposizioni per raccogliere le firme necessarie a determinare la fine anticipata dell’amministrazione. Una distanza che sembra andare oltre il rapporto con Forza Italia, riguardando ormai anche le iniziative del centrodestra ternano.
Del resto, gli ultimi passaggi in Consiglio comunale hanno evidenziato una posizione autonoma. Nella seduta di lunedì 26 ottobre Ferranti, insieme a Valdimiro Orsini, ha contribuito a garantire il numero legale, consentendo alla maggioranza di affrontare un momento particolarmente delicato. Una scelta che, pur senza tradursi in un’adesione ufficiale a Bandecchi, ha avuto effetti concreti sulla tenuta dell’amministrazione.
Il dato politico più significativo emerge però dal confronto tra Comune e Provincia. A Palazzo Spada Ferranti continua a ricoprire il ruolo di capogruppo di Forza Italia, formazione che chiede la fine dell’esperienza amministrativa di Bandecchi. A Palazzo Bazzani, invece, è il vicepresidente dello stesso Bandecchi, incarico che aveva già provocato la rottura con il partito.
Due ruoli istituzionali distinti, ai quali oggi si accompagna una collocazione politica sempre meno riconducibile agli schieramenti tradizionali. Non si tratta di un’incompatibilità tra incarichi, quanto piuttosto di una questione di rappresentanza e di rapporti politici, soprattutto in una fase nella quale ogni singolo consigliere può risultare determinante per gli equilibri dell’amministrazione.
Ferranti non ha formalizzato un passaggio nella maggioranza comunale, ma neppure partecipa alle iniziative del centrodestra per arrivare alle dimissioni del sindaco. Una posizione intermedia che lo colloca, nei fatti, in una sorta di terra di mezzo tra il suo schieramento di provenienza e l’amministrazione Bandecchi.
La questione assume un rilievo ancora maggiore considerando che Forza Italia, attraverso i propri rappresentanti territoriali, ha assunto una posizione netta sulla crisi politica, chiedendo il ritorno alle urne. Una linea dalla quale il comportamento del consigliere appare sempre più distante.
Resta dunque da comprendere quale sarà il percorso politico di Ferranti nei prossimi mesi e se l’attuale situazione sia destinata a consolidarsi oppure a trovare una definizione più chiara.
Per il momento, il consigliere continua a mantenere un equilibrio tutto suo: capogruppo di Forza Italia in Comune, pur non risultando iscritto al partito, vicepresidente di Bandecchi in Provincia e distante dalle iniziative del centrodestra per porre fine all’amministrazione comunale.
Una posizione che racconta una delle particolarità della crisi politica ternana, dove i confini tra maggioranza e opposizione appaiono sempre meno netti e dove, al di là delle appartenenze formali, sono soprattutto i comportamenti in Consiglio comunale a determinare gli equilibri politi


