Dodici apostoli per la resurrezione di Bandecchi

La mozione di sfiducia non supera la dozzina di firme e per il sindaco è una glorificazione

R.U.

TERNI – Quattro consiglieri escono dalla maggioranza. L’ex vicesindaco Riccardo Corridore indossa le vesti di Bruto. Le opposizioni raccolgono le firme per la sfiducia da presentare in aula. Il sindaco ha appena 15 voti su 32. Eppure Stefano Bandecchi è a un passo dalla resurrezione. Il percorso amministrativo delle minoranze per mandarlo a casa rischia di lasciarlo saldamente in sella. Con appena 15 voti dichiarati nel suo bagagliaio Bandecchi rischia di guidare il suo pullman fino alla fine della legislatura, a primavera del 2028.
Il fatto è che chi vuole mandarlo a casa non ha i 17 voti necessari. L’operazione delle dimissioni consegnate al notaio per arrivare allo scioglimento del consiglio comunale si è fermata a quota sette, comprese le dimissioni per corrispondenza della consigliera Elena Proietti che si è affidata a un notaio di Roma, essendo domiciliata nella Capitale. Un po’ meglio è andata la raccolta di firme per la sfiducia in aula. Hanno firmato i 3 di Fdi, i 4 del PD, i 4 del gruppo misto, il rappresentante dei Cinque stelle. Quota 12. Non se la sono sentita di firmare i quattro scissionisti Andrea Sterlini, Marina Severoni, Andrea Colasanti e Federica Mengaroni. Tantomemo non hanno firmato i semi oppositori Francesco Ferranti e Valdimiro Orsini.
La mozione di sfiducia se presentata in aula rischia dunque di rafforzare Stefano Bandecchi. Raccogliendo solo 12 voti certificherebbe che non c’è una maggioranza pronta a mandare Bandecchi a casa. Al sindaco basterebbero i 15 voti della sua ex maggioranza per arrivare fino alla fine.

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