Il rettore Franco Moriconi (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)
Il rettore Franco Moriconi (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)

Università, bocciate le promozioni: dopo l’ultima Waterloo c’è chi chiede le dimissioni del Gran Perdente…

POLE POLITIK | Moriconi battuto anche in Senato accademico: supplemento di istruttoria e rinvio per gli avanzamenti di carriera. Ma ora un tam tam lo mette come favorito per la presidenza della Fondazione Cariperugia

di Marco Brunacci

PERUGIA – Stazione di Waterloo, si scende. Stavolta è una sconfitta senza appello. Il fiero Napoleone di Fratticciola, hinterland perugino, è arrivato che aveva 49 promozioni da distribuire, avanzamenti di carriera in moneta sonante. Roba da far cadere in tentazione un esercito di stiliti penitenti. Invece ad Elisei-Nelson è bastato far presente che era necessario un supplemento di istruttoria per verificare le reali necessità dell’Università per far cadere il castello di carte.

Il Senato accademico ha votato così il rinvio a settembre di tutti gli avanzamenti di carriera proposti per professori dei due livelli, grazie a una maggioranza affatto risicata (15 a 10, ma tra questi ultimi sono inclusi gli astenuti) e ha dato il definito colpo al cuore alla credibilità del rettore uscente Moriconi, il quale ha scelto di percorrere il suo ultimo tratto a palazzo Murena passando da uno scontro frontale all’altro, in maniera difficile da comprendere e perfino, a un certo punto, autolesionistica.
Non solo: il Senato ha anche bocciato la delibera sul personale – diciamo – tecnico, al quale era stato promesso di indire posti a concorso a loro riservati.

Per usare una metafora a tinte un po’ forti ma utili per spiegare, l’aula di riunione del Senato accademico, per una mattina, è stata la valle di Giosafat e per la vecchia governance è andato in onda l’Armageddon, senza risparmio di effetti speciali. Insomma, senza fare i drammatici, da qui proprio non si torna indietro.
Dopo la debacle del Senato, dopo il tracollo di Veterinaria, al rettore uscente non resta che perdere a tresette con i nipotini per chiudere il cerchio delle sconfitte possibili immaginabili.

Non è un caso che ieri i meno dotati di spirito diplomatico tra i docenti della nuova governance cominciavano a chiedere le dimissioni sul campo di battaglia del Gran Perdente. Un po’ per comprensibile spirito agonistico, un po’ per oggettive considerazione: è stato Moriconi a progettare, volere e cercare lo scontro con una serie di iniziative in piena transizione di poteri tra vecchia e nuova governance – argomentavano gli animi più esacerbati – e ha perso ogni sfida. Questo significa che il Rettore Uscente non controlla più alcunchè e magari mantiene, nel contempo, pure un insidioso spirito di rivincita. Da qui la richiesta di dimissioni.

Tra i leader della nuova governance non sembra però passi questa linea. Figurarsi: al neorettore Oliviero di questo momento, in piena fase tutta progettuale, proiettata al futuro, irenico com’è, anche Metternich gli deve sembrare un esagitato. Per Elisei, che in Senato ha avuto l’endorsement alla sua proposta dal leader di Giurisprudenza Marini e quindi ha potuto votare prima la propria mozione rispetto a quella del rettore uscente, togliendo ogni tentazione ai tentennanti che volevano far felici i colleghi con le promozioni, la nuova Università passa per un consenso che deve essere il più ampio possibile.

, conclusione: di dimissioni non si parla sempre che non abbia un sussulto Moriconi in persona, ma magari qualche suggerimento di mantenere da qui fino al 31 ottobre un low profile istituzionale, con filo di britannico fair play, gli arriverà e sarebbe per tanti cosa gradita. Anche perchè i tam tam più accreditati di corso Vannucci, tra una nota alta di sax e uno scuotersi di percussioni, raccontano che il rettore Moriconi va considerato tra i più accreditati candidati alla presidenza della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, almeno per uno dei due schieramenti, attualmente uno di fronte all’altro, in attesa del rinnovo delle cariche dei prossimi mesi.

E guardate bene: se nel quaderno di aritmetica si mette in colonna la nuova Università con tutte le sue potenzialità, se ci si aggiungono le elezioni regionali e si tira la somma con il rinnovo della Fondazione Cassa di risparmio, si capisce subito dal totale che per Perugia e dintorni sarà un 2020 scoppiettante (magari nel bene e nel male), dopo alcuni lunghi anni di torpore.

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