Palazzo Donini, sede della giunta regionale
Palazzo Donini, sede della giunta regionale

Emergenza economia, per il malato Umbria la cura Tesei: «Pochi mesi per invertire la rotta»

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La regione ha perso 14mila abitanti, è sempre più vecchia, grande fragilità al tempo del coronavirus, a picco nel Pil e con l’incremento di reddito disponibile più basso d’Italia. Contro destinazione-declino, ecco la sfida della presidente per chi ci sta

di Marco Brunacci

PERUGIA – «Abbiamo pochi mesi per invertire la rotta, il crisi del coronavirus ha colto l’Umbria nel suo momento peggiore».

Seguono i numeri asciutti, narrati senza enfasi, con spirito di dialogo, ma niente sconti. L’analisi della presidente Donatella Tesei nell’intervento davanti all’Assemblea legislativa regionale è asciutta e lucida come deve essere una diagnosi. Sulla terapia dovranno essere consultati molti medici, il Governo nazionale e l’Europa, su tutti, perché serve un miliardo tondo affinchè l’Umbria non affondi per le fragilità che arrivano da lontano, rese irreversibili dalla tempesta del virus. Ma Tesei indica la strada. Meglio se si percorre insieme, dice all’opposizione, altrimenti da soli. L’infezione economica tra un po’ – poco o molto che sia – sarà la malattia di questa regione.

L’ANALISI

A troppi sono sfuggiti i dati. Dice Tesei: il centro Italia è cresciuto in cinque anni, come popolazione, del 3.5%, l’Umbria “ha perso una città di 14 mila abitanti”. Segno che i giovani se ne vanno per non tornare, è destinazione-declino in questo trend che sembra irreversibile.
L’indice di vecchiaia – aggiunge – è in costante aumento dal 2010 e in questi giorni è un ulteriore problema per la sanità nell’affrontare il coronavirus.
Tesei insiste sul Pil anche se non è una novità: «Dal 2008 l’Umbra ha perso 20 punti di PIl, l’Italia, pure in crisi, soltanto 5». E’ stato meno utilizzato invece il riscontro sul reddito disponibile: nel 2018 è aumentato dell’1%, “il dato più basso d’Italia”. E questo non è roba da algide statistiche, piuttosto un segnale che la ricchezza prodotta non è sufficiente ma anche che la produttività del lavoro è continuamente calata nel corso degli ultimi anni e “questo vuol dire che creiamo posti di lavoro di non elevato valore aggiunto”. Non è estraneo al declino il fatto che “si perdono banche regionali e sedi direzionali di aziende importanti e si ha un tessuto di aziende caratterizzato da grande distribuzione, multinazionali e piccole aziende che lavorano a filiera non completa”.

IL PRESENTE

Ma come se questo non bastasse ecco la bufera coronavirus. “Ci costerà un miliardo”, ribadisce. E chiede all’opposizione di “battere insieme i pugni sul tavolo col governo nazionale” per le tante esigenze.
Ma una strada deve essere percorsa, insieme o da soli, perchè l’Umbria non finisca nel baratro: va chiesta al Governo nazionale la deroga del codice degli appalti per dare ossigeno immediato alla filiera della edilizia e costruzioni e poi “lo sblocco degli avanzi vincolati delle Regioni e non solo dell’avanzo primario”. Sembra una cosa tecnica ma è un tesoretto, al quale attingere per non affondare in questi momenti di panico. Da ultimo: più soldi per gli autonomi. Così non si va da nessuna parte.

IL BILANCIO PRECEDENTE

Qui Tesei è critica con le passate amministrazioni, ma non si nasconde che comunque il bilancio di una Regione è rigido di suo, difficile da adattare alle esigenze del momento. Una rigidità che non ha certo inventato l’Umbria e però la presidente non sente storie sul Trasporto pubblico, che ha una spesa inammissibile, ancora di più in questo contesto di emergenza.
Che fare per far fronte alle tante esigenze nuove? La leva fiscale non è utilizzabile, conclude, e ci mancherebbe. C’ una sola arma: la spending review. “E noi l’abbiamo utilizzata per tutto quello che era possibile”, dice sferzante. E le pare ancora difficile da sopportare l’idea che tanta parte di quella spending review sia stata utilizzata per mettere una toppa al Tpl invece che fornire qualche ristoro all’economia ansimante.

IL FUTURO

Il futuro si chiama programmazione comunitaria. Soprattutto quella che sta per partire. L’obiettivo è di ridurre almeno di 10 punti il cofinanziamento degli interventi e questo per due motivi: “Poter avere più spazi di spesa corrente per affrontare il post coronavirus, evitare di dover reperire tra 18 e 30 milioni (che non ci sono nell’elasticità del rigidissimo bilancio 2021 ne ci potrebbero essere)”. Tesei non fa previsioni sul quando, vista l’emergenza sanitaria sin pieno corso, ma sul come è determinata: una ripartenza dell’economia da qui non può prescindere, né dai dati, né dalle considerazioni.

In questa tempesta nessuno sa come andrà a finire, ma c’è la certezza che qualcuno sta al timone della nave e si prende le responsabilità che deve. Di questi tempi non è poco.

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