Leopoldo Di Girolamo
Leopoldo Di Girolamo

Caso Terni, Di Girolamo “ultimo giapponese” resisterà alla bomba Brega?

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’esponente Pd: «Dal 5 marzo fare chiarezza, anche con i massimi vertici istituzionali regionali». La sfida frontale di Liberati (M5s): «Che tristezza vedere Terni così, basta zavorre e menzogne»

di Marco Brunacci

Il sindaco Di Girolamo è sicuramente un’ottima persona. Altrimenti a nessuno sarebbe concesso di dire che il dissesto del Comune di Terni in fondo è un dissesto appena di prima fascia, il più piccolo dei dissesti dei Comuni dissestati italiani, in fondo un dissestino, e in appena quattro anni, con uno skyfall di tasse sulle famiglie ternane, si può tornare in paro.

L’uomo è di sicuro il migliore del mondo perché altrimenti, nel mentre piovevano inchieste e inchiestine, indagati da non farsi mancare niente e perfino arresti, e il dissesto prendeva forma, qualcuno gli avrebbe chiesto: «Ma lei, signor sindaco, non era mica l’usciere, doveva sapere qualche cosa e magari poteva intervenire oppure doveva dimettersi prima o gridare che la stavano turlupinando o comunque, se ne aveva i motivi, incolpare pubblicamente i suoi predecessori o dare in ogni caso un taglio a questa situazione». Nessuno pare glielo abbia chiesto e quindi il sindaco Di Girolamo ha potuto nella serenità assoluta annunciare le sue dimissioni che però dovrà confermare entro il 18 del mese.

L’unico momento di irritazione del sindaco – almeno così raccontano – sarebbe stato quando ha sottolineato l’assenza di Finocchio in consiglio comunale. Come mai il problema è Finocchio? Doveva farci un’insalata con le arance?
Comunque sia, il meraviglioso sindaco di Terni, persona eccellente per i motivi di cui sopra, adesso è dimissionario ma pattuglia ancora il suo palazzo Spada con la determinazione e il profondo convincimento che doveva avere l’ultimo dei giapponesi nella famosa isola del Pacifico. Dicono che in suo soccorso potrebbe venire mezza Forza Italia, convinta che il 18 febbraio è troppo presto per farlo dimettere, ma soprattutto è troppo presto per votare il 27 maggio o altra data di giugno. Questo avvantaggerebbe – si sente sussurrare dalle parti azzurre – il sindaco stesso. Gli avversari di Di Girolamo non avrebbero il tempo per organizzarsi. E così l’ultimo dei giapponesi, potrebbe di nuovo rimettere il fucile in spalla, sistemare il caricatore, salire sull’albero di vedetta e aprire di baionetta un’altra razione di tonno in scatola.

Di Girolamo non solo è sicuramente un’ottima persona ma anche un eccellente uomo politico se finora ha goduto della fiducia, senza se e senza ma, dei massimi vertici regionali del partito e delle amministrazioni umbre.
Quindi chi arriva a palazzo Spada e pensa di essere atterrato su Marte perché Terni è davvero uno dei pochi Comuni d’Italia (forse l’unico di una certa grandezza col governo del Pd) impermeabili alle inchieste e pure ai dissesti, si sbaglia. Qui un’intera leadership regionale si gioca la sua credibilità. Il coinvolgimento dei massimi livelli umbri è stata finora la forza di Di Girolamo, ora può diventare parte della sua debolezza.
Sarà per questo che è stata sganciata da una componente del Pd la bomba più preoccupante per il sindaco. Sentite cosa dice Eros Brega, presidente di commissione regionale ed ex presidente dell’Assemblea legislativa. Dopo aver dichiarato «grande rispetto per l’uomo Leopoldo Di Girolamo», si concentra sul lavoro comune da fare per le elezioni del 4 marzo, per chiedere però di intraprendere dal 5 «un’operazione verità per capire cosa è successo a Terni a partire dal 2011». E «le responsabilità di tutto questo andranno ricercate anche nei massimi vertici istituzionali regionali». Il fragore dell’esplosione è tale e tanto che la strada va considerata ben indicata: subito dimissioni e poi si va a chiudere una stagione chiedendone conto a tutti coloro che hanno contribuito a determinarla. A qualunque livello.

Questa è una parte dei guai di Di Girolamo, ma il resto arriva dal tornado Liberati (consigliere regionale cinquestelle) che fa partire la sua posizione da un’analisi, diciamo, di tipo sociologico: «La situazione di Terni è figlia di una crisi di ordine morale che ha travolto e affondato l’intera società ternana, le sue imprese, le persone». E il Comune? «Il Comune ha trascinato nel gorgo l’interesse pubblico». E quindi? «È il momento di liberare Terni da zavorre e menzogne che non possono essere più tollerate». Che altro? «Noi vediamo nelle inchieste ternane la punta di un iceberg di sistemi legati a consorterie che hanno messo in questi anni a rischio, mi lasci dire, finanche l’esercizio dei diritti civili dei cittadini ternani restringendo la loro libertà. Legami tra affari e politica sui quali bisogna riflettere. Lo affermo non da movimentista, come direbbe lei, ma piuttosto con la tristezza del cittadino di Terni che vede la sua città così ridotta. Per questo prima possibile si vada al voto e ripartiamo».

Da sinistra, Irene Falcinelli, Moreno Landrini, Fernanda Cecchini, Donatella Cocchini e Fabrizio Cattani

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