La Regione sta varando la nuova Agenzia del lavoro, ma come può avere (e finanziare) il vecchio Cfp? Sindacati sconcertati chiedono spiegazioni a Paparelli
di Marco Brunacci
Il mistero del Cfp di Terni (Centro di formazione professionale). La presidente Marini – annota il sito ufficiale del Cfp – a fine maggio 2017 è stata in visita per dire che «è una realtà davvero importante».
Ma c’è un problema che sarebbe insormontabile, fanno notare fonti vicine al sindacato il quale sta trattando la nascita della nuova Agenzia per il lavoro regionale e ha il fumo che esce dalle orecchie viste le proposte sul tavolo e l’assessore Bartolini pronto per andare in viaggio.
Perché insormontabile? Perché 14 anni fa a Perugia si decise di privatizzare, ritenendo che quella fosse la strada indicata tassativamente dalla legislazione allora vigente. Nel frattempo sono state anche abolite anche le Province, ma a Terni il Cfp resiste. La Regione può finanziarlo? Non c’è qualche problema forse con leggi, normative varie e perfino regolamenti? O, comunque, non ci sarà almeno – non fosse altro – qualche
scoglio insormontabile nel buon senso comune?
I sindacati hanno chiesto esplicitamente al tavolo di trattativa per l’Agenzia del lavoro in Regione che venga esplicitato il pensiero del vicepresidente Paparelli, perché qui è tutto assai poco chiaro.
Da una parte si vedono all’orizzonte nuovi posti dirigenziali per guidare chissà dove l’Agenzia e dall’altro si propone ai precari della Regione posti part time con pochi spicci. E sullo scenario c’è questo monumento di Cfp che, almeno secondo logica non dovrebbe esserci e che invece resiste e trova evidentemente risorse infinite. Come infinite sono le vie del Signore e quelle dei finanziamenti della Regione.


