POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Candidature, lo scenario: insieme a Bocci-Mosè, posti per Verini, Ascani e Rossi. Pronti a una direzione del partito inutile
di Marco Brunacci
PERUGIA – Pronti, arriva la direzione regionale del Pd. Roba da non perdere. Il fondato sospetto (anticipato da City Journal qualche giorno fa) che le candidature saranno tutte decise dal livello nazionale ormai è diventata convinzione diffusa. Quindi c’è il caso che, nonostante l’imminenza delle elezioni, si presentino alla riunione (venerdì 12, ore 18) solo quelli che hanno litigato con la moglie e non molti altri.
Le due riunioni preparatorie per la grande direzione per altro sono state sconfortanti. Mercoledì al Giò, al summit provinciale di Perugia, mancava non solo il leader maximo Giacomo Leonelli, il rinnovatore, ma pure il responsabile provinciale del partito, Miccioni. Tanto che il segretario perugino Paolo Polinori, docente universitario, al top dello scoramento, si sarebbe lasciato andare – narrano testimoni auricolari – col vicino di banco: «Ma che ci siamo venuti a fare?». La riunione preparatoria di Terni, se possibile, è andata anche peggio: si erano dimenticati di invitare esponenti (elettoralmente) decisivi della decisiva città di Spoleto.
Il centrosinistra, per altro, in questa tornata elettorale, rischia e non poco in Umbria, per la prima volta nella sua storia. Sarà un poco anche perché l’elettorato di sinistra e di centrosinistra non è abituato ad ascoltare alti vertici regionali di sinistra o di centrosinistra essere severi con i magistrati e invece comprensivi e prodighi di spiegazioni verso il comportamento degli indagati.
Fatto sta che, messo tutto insieme, Weber (ex Swg, sondaggista non considerato pregiudizialmente avverso al centrosinistra) dà un solo collegio sicuro alla Camera a Pd e alleati, quello con Città di Castello di mezzo. Figurarsi la tensione. Sarà una traversata del deserto. Dietro al patriarca Gianpiero Bocci, che in più di un’occasione ha dimostrato di averceli i voti, dovrà muoversi un pacchetto di candidati all’altezza.
Riassumendo e cominciando con i collegi a rischio di Terni: al Senato l’orlandiano Gianluca Rossi sembra aver resistito a tutti a tentativi di accantonarlo. Non passano né Mismetti, già ai minimi storici di popolarità nella sua Foligno, né Alfio Todini, che si è invecchiato ormai nel fare la giovane speranza del partito e a Marsciano rischia di restarci come monumento ai giardini. Ma due orlandiani – ci si chiede – non saranno troppi per la piccola Umbria? Valeria Cardinali si interroga e non si risponde per paura della verità. Un’altra che neanche si interroga è Nadia GInetti. Capisce che tutti intorno a lei danno per sicuro il suo siluramento, capisce che l’endorsement generoso del livello corcianese del partito sembra più un atto di gentilezza che una difesa a spada tratta. Prega san Brunello da Solomeo, ma qui il santo deve fare un miracolo così grande che dopo aprono al culto la sua villa. Anche sant’Orfini, presidente del partito nazionale, ha un orante da esaudire, Giampiero Giulietti. Mentre Leonelli, il nostrano “cyclone bomb” di piazza della Repubblica, pensa fortissimamente a sé medesimo e al suo destino personale, ma la sua eventuale candidatura ha perso ormai l’effetto sorpresa. Ce la farà, non ce la farà?
Chi va in carrozza è Anna Ascani, proporzionale alla Camera e guai a chi me lo tocca. Walter Verini dice a tutti che Renzi non può dire di no a Veltroni ed ecco allora l’altro posto sicuro: proporzionale al Senato.
Ma attenzione, nell’andirivieni delle candidature, sempre di più c’è un collegio riservato agli alleati socialisti. E anche Monni è convinto che tocchi a Silvano Rometti (poi magari ci si catapulta Nencini da Firenze, ma al momento non pare).
Se lo scenario è questo, tutto finirà con lo spietato gioco delle sedie.


