Leopoldo Di Girolamo
Leopoldo Di Girolamo

X-files Terni, Di Girolamo a rischio resurrezione

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Tra dissesto e dimissioni del sindaco non si trova la strada per l’unica via d’uscita: un commissario che guidi la città per un anno

di Marco Brunacci

PERUGIA – Caso Terni, mentre si attende il consiglio comunale che dovrà dare seguito alle procedure per il dissesto del Comune, con relative dimissioni del sindaco Leopoldo Di Girolamo, si assiste inermi a un dibattito tra marziani.

C’è una parte dell’opposizione che è dell’idea di proseguire l’esperienza col sindaco Di Girolamo per paura di andare a votare troppo presto. Poi una parte della maggioranza, quella che lo ha sostenuto sulle picche e sulle spade, facendo finta di niente davanti a inchieste e pesanti atti giudiziari, ora lo vuole invece dimesso pur di votare subito e non dare spazio e tempi agli altri. Un’altra parte della maggioranza, che da mesi avrebbe volentieri fatto a meno di lui, lo vuol dimesso ma soprattutto non vuol essere confusa con l’altra parte della maggioranza di cui sopra. Infine ci sono i cinquestelle che a furia di sparare a zero ormai da mesi sono a corto di munizioni o almeno di aggettivi.
In questo dibattito tra marziani la figura di Di Girolamo assume contorni inediti. Gli attestati di stima, le richieste di continuare l’esperienza, il riflettiamo e andiamo a scadenza di legislatura, lasciano intendere che San Valentino, come patrono della città, ha i giorni contati. C’è già stata la canonizzazione di San Leopoldo?

Per essere canonizzati ci vuole un miracolo? Obiezioni risibile. Un miracolo il sindaco Leopoldo lo sta facendo sotto gli occhi di tutti: sta risorgendo senza nemmeno prendersi lo scomodo di abbandonare lo scranno. Se contano poi i buoni uffici dei potenti, può sempre dire che i “massimi vertici istituzionali regionali” erano con lui.
In realtà la questione si riduce a un calcolo meno nobile: la data del voto. Se Di Girolamo tira giù la saracinesca dentro il 20, arriva il commissario e ragionevolmente si va a votare a giugno. Ma se il commissario stabilisse che per rimettere sull’asse, in equilibrio, i conti del Comune servisse qualche mese in più, non si potrebbe andare a votare a inizio dell’anno prossimo?
I vantaggi di questa soluzione sarebbero enormi: potrebbe proseguire la beatificazione di san Leopoldo senza però, almeno, che l’essere stato il sindaco del dissesto del comune di Terni diventi un merito. Gli oppositori di zone Forza Italia, super lealisti, potrebbero scegliere di misurarsi con gli elettori con tutto il tempo a disposizione e non sfinirsi in inconfessabili convergenze, conciliaboli e retroscena. L’anima della maggioranza che ha in Di Girolamo, inchieste o non inchieste, dissesti o non dissesti o solo dissestini, il sommo pontefice della via ternana alla buona amministrazione, potrà cercarlo di spiegare – se ci riesce – con ampia facoltà di prova. L’altra fetta di maggioranza potrà dire agli elettori perché, per fare punto e a capo, sono servite le toghe e loro non ne sono stati capaci.
Ma soprattutto vantaggi ne otterranno i cittadini ternani che avranno il piano di rientro dal dissesto (anzi dal dissestino) già impostato dal commissario e potranno scegliere con tutta calma – anche se sotto uno skyfall di tasse – chi (maggioranza 1, maggioranza 2, oppositori super lealisti, oppositori un po’ lealisti ma pur sempre oppositori, oppositori ad alzo zero) non li porterà a ripetere una stagione come quella vissuta negli ultimi tempi a palazzo Spada.

Un post scriptum sulla situazione politica nel ternano oggi va fatto: la lista della Lorenzin, in appoggio al centrosinistra e presentata da Massimo Monni, ha scoperto di non poter fare a meno dell’ex assessore di Orvieto Gnagnarini, quello tanto spiritoso da aver parlato su Facebook dello “zio Adolf” e per questo si era già dimesso. Ma un signore capace di battute di questo gusto non è forse più adatto al peggior cabaret che alla politica?

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