Baby gang, il coraggio di chi non guarda dall’altra parte

A Perugia. Vogliono pestarlo dopo la scuola: il piano sfuma sull’autobus

di Daniele Cibruscola

PERUGIA – Stavolta sono bastati il buon senso e la voglia di non girarsi dall’altra parte per mandare all’aria i cattivi propositi di una baby gang. Venerdì, su un autobus a Perugia, dove il pestaggio di un ragazzino è stato evitato per un soffio anche grazie all’intervento di una donna.

Aria da bulli, atteggiamento spavaldo e una gran voglia di attaccar briga con chi capita a tiro. I personaggi non sono mai troppo diversi dalle storie che interpretano: giovani, talvolta giovanissimi ma non questa; sempre in gruppo però, per sentirsi grandi e sopraffare la vittima di turno. Una storia già letta. Che sull’autobus della linea G che all’ora di pranzo scende a Olmo dal centro ha avuto un epilogo diverso: un finale senza botte.

Tre ragazzi sui vent’anni ne puntano un altro, uno più piccolo lì di fianco che sta parlando con un amico. Ne avrà al massimo 15 o 16. Si sta facendo i fatti suoi quando uno attacca bottone: vuol fare a botte e cerca un pretesto. «Parlavi di me, ti ho sentito». «Io? Manco ti conosco». La fermata è vicina. «Non fare il furbo, scendi e vediamo quanto sei uomo». Le porte si aprono e quelli scendono. E il ragazzino, spinto dall’orgoglio, fa per uscire anche lui.

«Dove vai? Non vedi che sono in tre? Lascia stare». Le parole della donna – riferite come il resto dei fatti da un altro passeggero del bus – fanno indugiare ancora il ragazzo che ormai resta lì. Le porte si chiudono. E al gruppetto di bulli («Tanto ci rivediamo», la minaccia) non resta che sfogarsi contro i vetri del pullman che a quel punto riparte. Una barriera contro la violenza. Come il coraggio di chi ogni giorno non si volta dall’altra parte.

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