Presentata l’edizione 2026 del Perugia social film festival

Il programma

PERUGIA – E’ stata presentata questa mattina, 18 settembre, presso la sala Rossa di palazzo dei Priori la XII edizione di Perso, Perugia Social Film Festival, in programma a Perugia dal 24 settembre al 4 ottobre.
Presenti all’incontro la sindaca Vittoria Ferdinandi, il vicepresidente ed assessore alla cultura della regione Umbria Tommaso Bori, l’assessore a turismo e città storica Fabrizio Croce, la delegata del Rettore per il settore Politiche culturali; Valorizzazione del Patrimonio Museale, Archivistico e Bibliotecario dell’Università di Perugia Cristina Costantini, il direttore artistico del PerSo Film Festival Luca Ferretti, il direttore generale Fondazione La Città del Sole Onlus Marco Casodi, il rappresentante di Ma project Nicola Alessandrini.

Nel sottolineare l’aumento delle risorse destinate dal Comune di Perugia alla cultura, la sindaca Vittoria Ferdinandi ha spiegato che quest’ultima rappresenta lo strumento determinante per realizzare quella trasformazione della comunità che è cifra caratteristica dell’Amministrazione.
La sindaca non ha nascosto la sua personale emozione nel presentare l’edizione 2026 del Perso, avendo fatto parte per anni della sua organizzazione, ma soprattutto di quella grande “famiglia” che lavora per il festival.
“Parliamo (riferendosi alla Città del Sole) – ha commentato – di una delle principali realtà di avanguardia e cura che la nostra città può vantare; una fondazione che da sempre ha contribuito ad allargare lo sguardo, mai spaventato, verso le alterità”.
Ferdinandi ha quindi rivolto un ringraziamento ai direttori artistici del Perso perché ogni anno hanno la capacità di centrare perfettamente il tema del festival: nell’edizione 2026 non a caso si parlerà di “memoria e speranza”, principi regolatori che la comunità deve riuscire a recuperare soprattutto in tempi di “rimozione”, “paura” e “rassegnazione” come sono quelli che stiamo vivendo.
“Ciò sarà possibile grazie ad una rassegna dietro alla quale c’è un lavoro immenso che le consente di crescere costantemente senza mai fermarsi e sempre rivolgendosi direttamente alla città in un dialogo continuo”.
La sindaca ha tenuto a precisare che Perugia è per sua tradizione la città dei festival, ma affinché questi possano prosperare e crescere occorre che vengano supportati dalle Istituzioni.
Ecco perché non va sottaciuto il fatto che l’intero festival Perso sia fruibile dai cittadini a titolo completamente gratuito. Ciò non perché non abbia dei costi, anzi il contrario, ma perché le Istituzioni hanno adottato una scelta politica chiara, investendo su di esso con l’obiettivo di renderlo accessibile a tutti.
“Questo progetto conferma che Perugia non ha paura dello sguardo “altro”, perché è una città che si è evoluta nel segno della speranza grazie al contributo di soggetti virtuosi come La città del Sole e RealMente”.

IL FESTIVAL

Diffuso nello spazio, esteso nel tempo: il PerSo si conferma un festival sempre più capillare. La XII edizione competitiva del festival porta in città 56 film da più di 27 Paesi, 74 eventi in 13 luoghi. Un programma che ha nei due concorsi, PerSo Award e PerSo Short Award, il suo cuore, ma che costruisce intorno alle proiezioni una rete di appuntamenti capace di coinvolgere spazi culturali, associazioni, realtà indipendenti e luoghi della vita quotidiana della città.
Accanto alle tre sale storiche del festival – PostModernissimo, Zenith e Cinema Méliès – il programma 2026 coinvolge altri dieci luoghi della città: il Teatro Pavone, Palazzo della Penna, il Chiostro di San Fiorenzo, la Sala dei Notari, il Complesso monumentale di San Pietro, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria (ex cinema Mignon), la Chiesa delle Maddalene, Ma_project, il Ristorante Inclusivo Numero Zero, Sottoluce APS e la Casa Circondariale di Perugia-Capanne. Una geografia culturale che mette in relazione luoghi e pubblici diversi e che trasforma il festival in un’occasione per attraversare la città.
Il cinema, come da sempre al PerSo, diventa il punto di partenza per parlare del presente. Le opere in concorso intrecciano attualità e storia, restituendo il modo in cui grandi questioni collettive – guerre e migrazioni, memoria, diritti, identità, marginalità, disabilità, ambiente, lavoro, trasformazioni sociali e rapporti di potere – attraversano la vita delle persone e delle comunità. Il confronto prosegue fuori dallo schermo attraverso incontri, masterclass, omaggi e percorsi dedicati. Tra gli appuntamenti più significativi c’è quello legato ai quarant’anni di Shoah di Claude Lanzmann: l’opera integrale sarà proposta nell’ex Chiesa delle Maddalene, trasformata in uno spazio di visione permanente, in dialogo con Je n’avais que le néant – Shoah par Lanzmann di Guillaume Ribot, presente nel concorso internazionale. Il centenario della nascita di Dario Fo sarà invece occasione per proiettare Aria di golpe e discuterne insieme alla Fondazione Fo e Rame, mentre i settant’anni di Andrea Pazienza saranno ricordati attraverso un film e un incontro.
“Un po’ come il piccolo villaggio gallico di Asterix e Obelix – quest’anno il festival guarda con attenzione anche al mondo del fumetto – il PerSo prova a resistere all’invasione di immagini spazzatura, vere o artificiali, che vogliono conquistare il nostro immaginario. Per questo diamo spazio a un cinema a dimensione umana, che cerca nelle immagini del passato una chiave di comprensione del presente”, dichiarano i direttori artistici.
Questa capacità di mettere insieme soggetti differenti è uno degli elementi identitari del PerSo. Il festival coinvolge infatti anche tre giurie di comunità: quella delle detenute della Casa Circondariale di Perugia-Capanne, attiva da dodici anni, quella degli studenti universitari e quella degli studenti delle scuole superiori del Liceo G. Galilei. Sono circa 60 le persone coinvolte ogni anno in percorsi formativi che trasformano il pubblico da semplice spettatore a soggetto attivo nella valutazione dei film.
Tra le sezioni di questa edizione, la retrospettiva dedicata a Carlo Cresto Dina, produttore – tra gli altri – dei film Alice Rohrwacher e di Leonardo Di Costanzo, che negli anni si è confrontato a più riprese anche con il cinema documentario. Appuntamento clou 3 ottobre sera, quando sarà la stessa Alice Rohrwacher a presentare, insieme al produttore, la sua opera prima, Corpo Celeste (2011).
Ad ampliare ulteriormente questa dimensione diffusa, per l’intera durata del festival (24 settembre – 4 ottobre) apre inoltre l’Immersive Hub, ospitato nel Salone di Apollo di Palazzo della Penna: sette giorni a ingresso libero e fruizione continuativa, con oltre otto opere in Realtà Virtuale affiancate da un inedito showcase di cortometraggi realizzati con strumenti di Intelligenza Artificiale generativa, selezionati non per il virtuosismo tecnico ma per la capacità di raccontare il reale e temi sociali. La sezione nasce da una partnership nazionale con Associazione Museo Nazionale del Cinema, Notte Americana, Ru-mòre Film Festival ed 8 Production.
Tra i numerosi eventi collaterali, dal 25 settembre l’artist-run space MA Project ospita, fino all’11 ottobre, la mostra Spero. Visioni contemporanee sul Conflitto, con opere di Gina Nakhle Koller, Mazen Kerbaj e Guerrilla Spam: un’installazione tratta da While the World Watches: A Year in Gaza, i disegni di Gaza on the Wall e un nuovo intervento site specific sui corpi delle vittime di guerre e migrazioni. Il 3 e 4 ottobre, al Chiostro di San Fiorenzo, il festival ospita inoltre l’Area Self Publishing, due giornate dedicate a collettivi, librerie ed editori indipendenti e artisti della scena nazionale, in collaborazione con il Ratatà Festival di Jesi.
Ultima novità in ordine di tempo, lunedì 28 settembre il PerSo propone, in contemporanea al Cinema Zenith e al Cinema PostModernissimo, la proiezione speciale di Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor (Regno Unito, 2026, 80’). Presentato in concorso alla 83. Mostra del Cinema di Venezia – unico documentario in gara – il film ha ricevuto una standing ovation di 25 minuti e si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, NAZA raccoglie testimonianze inedite di 24 militari e agenti dei servizi segreti israeliani per ricostruire i sistemi – tra cui l’algoritmo noto come «Lavender» – utilizzati dall’esercito israeliano per selezionare gli obiettivi degli attacchi su Gaza, sistemi che contemplano – e volutamente non escludono – anche la presenza di vittime civili, i cosiddetti NAZA, acronimo che sta per “danni collaterali”. Grazie a un cinema di parola, che sembra porsi in collegamento con Shoah di Claude Lanzmann, direttamente citato ad un certo punto del film, NAZA rivela nel dettaglio come è stato pensato e messo in pratica – e come è ancora in atto – il genocidio del popolo palestinese.

I FILM DEL CONCORSO PRINCIPALE (PerSo Award)

Il concorso principale 2026 propone dieci lungometraggi internazionali che, attraverso storie personali e collettive, affrontano alcune delle questioni più urgenti del presente: migrazioni, identità e norme di genere, memoria politica, marginalità e capacità di autodeterminazione.
Film di apertura sarà A Fox Under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei (Iran, 2025, 77’), con il regista e la protagonista in sala. Al centro del film c’è Soraya, sedicenne afghana che da cinque anni cerca una via d’uscita dall’Iran per raggiungere la madre in Austria. Artista e illustratrice, Soraya racconta in prima persona il proprio percorso attraverso disegni, sculture, video e immagini realizzate con il telefono durante i suoi tentativi di fuga. Il film nasce da un lavoro a distanza durato cinque anni e intreccia il racconto di una giovane donna con quello di milioni di persone costrette a lasciare le proprie case. La volpe, la luna rosa e il pagliaccio che ricorrono nelle sue opere diventano figure di un immaginario personale attraverso cui Soraya racconta paure, desideri e il bisogno di costruirsi un futuro. Oskouei, tra i più importanti documentaristi iraniani, ha dedicato gran parte della sua filmografia alle persone più vulnerabili, con particolare attenzione a giovani e donne.
Tra gli altri titoli in concorso, in anteprima italiana, Como tú me ves di M Sin Título (Messico/Argentina, 2026, 82’) attraversa dieci anni di trasformazione personale e di ricerca sul genere, utilizzando il corpo e l’esperienza dell’autore come terreno di sperimentazione. Il film riflette sui codici sociali che regolano identità, bellezza e comportamento e sulle relazioni tra genere, classe e potere.
Anteprima italiana theatrical per Endless Cookie di Seth e Peter Scriver (Canada, 2025, 97’), premiato al Sundance Film Festival. Il film d’animazione nasce dal rapporto tra due fratelli e dalle loro storie familiari, attraversando memoria, identità e appartenenza attraverso un linguaggio visivo originale.
Restando ai film in anteprima italiana, in concorso Redlight to Limelight di Bipuljit Basu (India, Finlandia, Lettonia, 2025, 100’). Il film segue bambini, madri e sorelle di una comunità di sex worker del quartiere a luci rosse di Kalighat, a Kolkata, riuniti nel collettivo cinematografico CAM ON. Attraverso la realizzazione di un film dentro il film, la comunità trasforma la narrazione in uno strumento di espressione, relazione e autoaffermazione.
Perugia nel cinema
SABATO 26 SETTEMBRE
Partenza da Fontivegge, arrivo in Centro Storico, ore 10-12. Tour In bici Perugia nel Cinema.
Un tour guidato in bicicletta (possibilità di noleggio e-bike) attraverso i luoghi più significativi del cinema a Perugia. Dalle prime e pionieristiche pellicole fino ai giorni nostri toccando i più importanti luoghi della città. A cura di FIAB Perugia Pedala e guida di Andrea Fioravanti
Per info e iscrizioni scrivere a segreteria@persofilmfestival.it
DOMENICA 27 SETTEMBRE. Palazzo Brutti – sala conferenze Piazzetta della sinagoga, 2, ore 17. Perugia nella storia del cinema. Videolezione a cura di Carlo Guerrini
Organizzato in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria – Piano di Valorizzazione 2026. Durata: 2 ore circa. Una videolezione, ricca di aneddoti e curiosità, alla scoperta dei luoghi di Perugia che sono stati il set di documenti preziosi, di film importanti o di pellicole dimenticate. Spezzoni di opere rare o “invisibili” per raccontare l’evoluzione di una città attraverso l’immaginario cinematografico. Il percorso, ideato e commentato da Carlo Guerrini, inizia con il documento storico più antico, i funerali di Cesare Fani (1914), attraversa il fascismo e prosegue con le poche opere degli anni 40 e 50, alcune anche ben conservate. Gli anni più ricchi sono quelli dei decenni 70 e 80, con il cinema di genere e con capolavori storici come Profondo rosso di Dario Argento e Regalo di Natale di Pupi Avati. La carrellata di immagini proseguirà con opere del nuovo millennio e in particolare con quelle degli anni Venti ancora in corso, per chiudersi con momenti dell’ultimo film di Francesca Archibugi, Illusioni.
Il cinema full AI generativo esiste come forma espressiva autonoma da meno di due anni. In questo brevissimo tempo i festival che lo ospitano si sono moltiplicati — dal BAIFF di Burano al Reply AI Film Festival a Venezia, fino all’apertura, questo mese, del primo museo permanente dedicato all’arte AI al mondo, Dataland a Los Angeles. Ma la maggior parte di questi contesti celebra la tecnologia, o la interroga come problema etico. Raramente la usano come ciò che è: uno strumento di sguardo. Il PerSo ha costruito la sua identità sul cinema del reale e sul sociale. Questa rassegna non rompe quella identità — la estende verso una domanda che il reale ci sta già ponendo: quando la macchina produce immagini del mondo, chi guarda? Chi racconta? Chi è testimone?
I film e il podcast che presentiamo sono stati selezionati non per il virtuosismo tecnico, ma per la tensione verso il reale e il sociale che li attraversa.
«Non stiamo portando una mostra sull’intelligenza artificiale. Stiamo portando una mostra su cosa succede allo sguardo documentario quando la macchina comincia a produrre immagini del mondo.» dichiarano i curatori Luca Ferretti ed Elena Rebecca Carini.
Questi sette lavori non rispondono alla domanda su cosa sia l’AI. La usano per fare un’altra domanda — quella che il cinema del reale fa da sempre: cosa vediamo, quando guardiamo? E cosa non riusciamo ancora a vedere?
Il PerSo porta questa rassegna a Perugia come estensione naturale della propria identità: non un salto verso il futuro tecnologico, ma un passo più fondo nel territorio che ha sempre esplorato. Il cinema come strumento di visione critica del mondo — con gli strumenti che il mondo, adesso, ci consegna.
SEZIONE VR — QUINTA EDIZIONE
Cinque opere da Taiwan, Francia e Italia: un percorso che va dal 2017 a oggi, dal lutto alla detenzione, dalla cosmologia popolare alla crisi ecologica. La realtà virtuale come unico strumento capace di dare corpo a ciò che normalmente non ha spazio — l’interiorità del dolore, il tempo sospeso della perdita, la libertà immaginata dentro quattro mura.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.
PROGRAMMA COMPLETO SU: persofilmfestival.it

San Francesco dal cinema muto alle piattaforme digitali, il progetto prende forma