Luca Barberini
Luca Barberini

Direttori generali, Barberini pensa alla rivoluzione di primavera

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il retroscena. Il caso di Terni è l’occasione: l’unico assessore regionale alla sanità che non ha potuto scegliere i dg, e si è addirittura dimesso contro la decisione imposta dagli altri componenti della Giunta, starebbe studiando un suo piano

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il caso Dal Maso, con l’inchiesta sul dg dell’Azienda ospedale ternana, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso (e fa pure rima). L’unico assessore alla sanità in Italia che non ha scelto e non ha votato i suoi direttori generali di Aziende ospedale e Asl, anzi, in seguito al voto degli altri componenti della Giunta regionale che li hanno scelti e imposti, si è dimesso, aprendo un caso risolto solo molto tempo dopo e tra tanti malumori mai del tutto sopiti, adesso avrebbe l’intenzione di fare punto e a capo.

Luca Barberini avrebbe in animo di voler usare la prossima scadenza di primavera per far valere le sue scelte. La sanità umbra, si sa, ha avuto performance incoraggianti in molti ambiti, ma l’assessore spesso non si è trovato in linea con i suoi direttori generali.
Su Dal Maso ci fu addirittura un caso in consiglio regionale, rispetto a una vecchia inchiesta sul dg che si trasformò in un acceso dibattito, con l’opposizione all’attacco, e con uno scambio di valutazioni assai franco, come si dice in questi casi, arrivato fin sui media. Ma anche in altri casi direttori e assessore non avevano mostrato lo stesso modo di sentire.
Ora l’anomalia della mancata scelta dei dg da parte dell’assessore potrebbe essere sanata. Come? C’è chi dice che Barberini pensi a una sorta di rotazione dei direttori per affermare la sua visione di sanità del cambiamento ma senza dare scossoni al sistema, che risultati li ha comunque dati (si ricorda che la Regione è benchmark nazionale in molti settori e che le carenze – che qui ci stanno come dappertutto – trovano positivi banchi di prova dalle quali escono spesso con soluzioni innovative).

E però questa idea non è sicuramente l’unica intorno alla quale sta lavorando. C’è chi ritiene che Barberini decida addirittura di passare al contrattacco e proporre nuovi nomi alla Giunta regionale che aveva scelto gli attuali. Cercando in questo modo di ottenere un risultato politico e uno personale. Quello politico: riaffermare la sua visione della sanità. Il risultato personale: chiarire che dopo quel blitz dei 4 membri della giunta regionale sui nomi e sugli incarichi, ha ritirato sì le dimissioni ma non si è dimenticato dell’antico vulnus: trovarsi ad essere – come detto – l’unico assessore regionale alla sanità a non aver potuto scegliere (e dislocare, secondo un progetto, sul territorio) i direttori generali che dovevano dare braccia e gambe alla sua visione d’assieme.
Una nuova ipotesi di Barberini-revolution è in vista? Presto per dire. Intanto l’assessore tace e studia la situazione.

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