Il Pd risorge e l’Umbria pensa al “progettone”

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Si prova a fare uno schieramento ampio di “non Verini” e che vada oltre il ticket Pensi-Meloni (idea del post segretario Leonelli?). Guasticchi resta in campo. E intanto si aspetta il segnale da Roma (Gentiloni leader unitario proposto da Renzi?). Miccioni e dintorni bocciati. Ascani verso Bruxelles

di Marco Brunacci

UMBRIA – Il Pd è vivo e l’Umbria torna d’incanto a discutere, intrigare, inciuciare, perfino a tramare, quelle belle trame di una volta. Quasi tutto come un tempo. Segnali che c’è vita sul pianeta silenzioso dell’ex gigante rosso sotto choc per le ultime sconfitte plurime e aggravate.

E allora ieri è stato tutto un chiacchierare. A tavola, in piazza, al telefono. Si chiariscono le posizioni. Si trova perfino qualche primo punto in comune: gli attuali reggenti del partito, segretari provinciali e dintorni, sono indicati a vista come prossimi obiettivi da colpire dopo le 300 persone portate alla manifestazione di Roma. Considerata la giornata di sole e i comodi bus, a ben guardare, forse sì, è stata una debacle. E allora: Miccioni vade retro e siamo d’accordo, ma chi si avanza?

Verini è ancora lì. Veltroni nel cuore, la Sereni primo sponsor, Zingaretti-leader come obiettivo. Poi da venerdì ci stanno Pensi-Meloni con il loro ticket che è renziano nel senso che non è zingarettiano. Ma tutti a casa Renzi hanno chiaro in mente che bisogna trovare tutt’altra cosa rispetto al già noto ghe-Pensi-mi e alla enfant prodige del Trasimeno, non più enfant nè prodige.

In realtà l’inedito ticket sarebbe farina del sacco dell’ottimo post segretario regionale Giacomo Leonelli, che avrebbe promosso l’iniziativa, come avrebbe deciso di condividere il dossier Perugia con una nuova compagna di strada, la Casciari, e riservato alla fedelissima Patrizia Cavalaglio di sondare Richetti e la sua consistenza politica.

È evidente che manca ancora almeno un candidato per rendere credibile questa griglia di partenza. In verità in campo c’è sempre Marco Vinicio Guasticchi, molto attivo nell’ultimo periodo e deciso a restare candidato se non si trova una soluzione che lui considera all’altezza.

La verità è che prima di ogni altra cosa bisogna aspettare un segnale chiaro da Roma. Renzi pare intenzionato a giocare un ruolo determinante nella stesura delle liste per le Europee (tutti danno per molto probabile una candidatura della renziana super Anna Ascani) ma sarà in grado di far slittare il congresso di mesi e mesi pur di poter continuare a decidere tutto lui? Difficile, anche se non impossibile. Invece sembra più a portata di mano l’uso come strategia politica dell’abbraccio in piazza, domenica a Roma, con Gentiloni.

In che cosa consiste la strategia dell’abbraccio? Presto detto: convincere Zingaretti a fare il passo indietro o, altrimenti, ridurlo ai minimi termini, per far passare Gentiloni alla segreteria nazionale come figura che tutti garantisce e che tutti rappresenta. Gli ostacoli? Uno, fondamentale: Gentiloni non sembra affatto convinto.

E poi: come la prenderebbe il coordinatore in pectore della campagna elettorale zingarettiana, l’umbro di lotta e di governo, Valentino Valentini, attualmente consigliere politico che sussurra verità e strategie alla presidente della Regione, la oggi renzianissima (via Orfini) Catiuscia Marini?

Comunque in assenza (o con il ritardo eccessivo) del segnale romano in Umbria non si può più andare avanti così. Per usare un innocuo gioco di parole sentito nei corridoi democrat: «Qui non si vivacchia, si moricchia».

E allora: il fronte dei “non Verini” potrebbe diventare molto ampio se prendesse corpo un progettone che vuole mettere insieme le anime più disparate dell’Umbria democrat, dandogli come riferimento il niet definitivo ai grillini da una parte e uno sguardo da sinistra verso il centro che darebbe un senso di prospettiva politica nuova. Il problema ora è trovare una figura che incarni un percorso di questo genere, in totale assenza di padri nobili o di giovani geniali. L’unica salvezza può essere trovata nella mezza età. E Guasticchi non perde occasione di far presente di non essere nè giovane né vecchio.

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