POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La soluzione del dossier impianti sportivi. Per lo stadio invece il ruolo centrale di Piccini. E intanto l’uscita dell’assessore Prisco pone la questione deleghe al suo sostituto Perari (urbanistica a Fioroni e centro storico al neoassessore?)
di Marco Brunacci
PERUGIA – Comune di Perugia. Elezioni più vicine, movimenti e sommovimenti, qualche tensione aggiunta alla spesa corrente.
Intanto: finalmente è arrivato il momento (atteso) della sostituzione di Emanuele Prisco, onorevole e assessore per tanti mesi, che ora ha trovato la via dell’uscita da palazzo dei Priori. Ma per il sindaco Romizi una grana tira l’altra. La sostituzione è più complicata del previsto per mantenere equilibri ed evitare i tanti Scilla e Cariddi che soffiano sul governo del buon senso, dove per scelta convinta non si esagera né nel male ma neanche nel bene.
Allora, sempre che tutto funzioni: lo schema di uscita di Prisco sarebbe questo. Il delicatissimo sport passa al sindaco (ha tante altre deleghe, una più una meno, figurarsi) con la consigliera Pastorelli che gli dà una mano. Il grosso dell’assessorato di Prisco, l’urbanistica, va all’altra figura forte (insieme all’assessore Calabrese) della giunta comunale, l’assessore Fioroni, che ha da sbrogliare già la grande grana di Fontivegge, con i soldi che il governo nazionale del cambiamento non riesce a far arrivare, e quindi del volto nuovo della città deve pur occuparsi.
Cosa rimarrebbe a Massimo Perari, assessore in pectore da mesi, pronto a subentrare a Prisco? La delega al personale, intanto, ma, si sa, il personale è solo e sempre un gran guaio. Poi avrebbe anche un progettone di sogni che vede e prevede come sarà Perugia nel 2030. Un po’ poco no, per uno che è stato in freezer per mesi e mesi? E allora Romizi pare intenzionato a pescare tra le sue deleghe e tirare fuori fresca fresca per il neoassessore la delega del centro storico. Penserebbe in verità anche a qualcos’altro. Senza che nessuno però si pensi di fare botte di testa negli ultimi sei mesi di legislatura.
Fin qui la pratica burocratica della sostituzione di Prisco, che non tiene in ansia la città. Da qui in poi il nodo del dossier sport, che invece ha motivi di interesse per molti.
Prima di tutto il palazzetto dello sport. Sirci ha portato a Perugia una squadra di pallavolo che è diventata sempre più bella e vincente con il passare delle stagioni. Chiede perciò più spazi e più tempo per lui e le sue attività nel vecchio palazzetto dello sport, una struttura di lusso fino a qualche tempo fa, ma che ora mostra tutti gli acciacchi dell’età.
Fare una tribunetta in più, discutere su mezzora di disponibilità in aggiunta per gli allenamenti, aprire questa o quella finestra sulle richieste di Sirci non risolverà problemi.
Ecco allora che s’avanza un’idea che in una città normale, in un Paese normale, sarebbe un bijoux: un palazzetto per la pallavolo, un palaSir nuovo di zecca, che diventa anche un luogo dedicato per andare oltre i successi sportivi di una società e radicare sul territorio una scuola d’eccellenza. Il Comune ci mette il terreno (ideale nel contesto degli impianti sportivi cittadini ma anche nel contesto almeno regionale) di Pian di Massiano, magari si cerca insieme qualche soldo nascosto in una legge o leggina, si lascia alla società di volley la realizzazione, con oneri e onori: 3 milioni di spese? Qualcosa di più? Ma quanto ci vuole per ammortizzarlo? E che prospettive schiude, anche in termini di costi e ricavi da pareggiare e non solo?
Se poi si guarda al main sponsor della Sir, la Conad, l’operazione potrebbe essere una passeggiata. Anzi, una parata a braccia alzate di fronte alla città.
La verità è che tutti sanno che questa è la soluzione. Ma Perugia vive nel limbo del “vorrei ma non potrei” o “se potessi non so se vorrei” e chissà quando ci si arrenderà a vedere le cose per il verso giusto.
Nel frattempo il dibattito è però serio: non può certo il Comune, con i soldi tutti, farsi carico di spese e investimenti che avvantaggiano (comunque si giri la frittata) un solo interlocutore. Che sembra abbia intenzionato anche a bussare alla porta della Regione (dietro il grido “mamma Marini” del presidente di Sir Sirci ci sarà pure un motivo), con l’assessore Bartolini che pare abbia già sul tavolo la pratica. Se passa questa linea, però, quando si cambia l’allenatore prima si deve fare un referendum cittadino tra tutti i contribuenti per sentire se sono d’accordo.
Ecco ora l’altro grande tema, il nuovo Curi. Lo stadio di calcio, come si mette si mette, è assai diverso da qualunque altro impianto sportivo. Non fosse altro che trasferire da una città all’altra il titolo sportivo di una squadra di calcio è impossibile mentre nel volley, come in tanti altri sport, è consentito in ogni momento.
Nel caso quindi del nuovo Curi gli interessi sono grandi e sempre da verificare, il partner privato (la società di calcio) ha un trattamento speciale e però proporzionato al contesto del calcio, che è speciale.
Il Comune ha trovato lo spazio giusto per entrare nel progetto (trasferimenti di uffici nelle nuove torrette), ha come partner la società di calcio intenzionata a ristrutturare in maniera radicale lo stadio per renderlo competitivo per le sfide degli anni a venire. In più c’è anche una azienda perugina come le Officine Piccini, sponsor del Perugia, che ha un know how che può essere sviluppato in maniera coerente con l’evoluzione dello stadio. Il che significa business che resta a Perugia. Per il resto è probabile che ci sia l’intenzione perché sia, comunque, ancora Perugia ad avere i maggiori vantaggi dalla realizzazione dell’opera.
Se tutto va come deve i lavori possono cominciare nell’estate 2019. Il prossimo sindaco dovrà tendere subito in caldo le forbici per il taglio del nastro. E Romizi ne ha sempre un paio a disposizione nel cassetto, pronto ad ogni evenienza.


