Università, Peppone e don Camillo e la Santa Alleanza della Peruginità

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Da oggi finisce l’era Moriconi e parte la sfida elettorale per il nuovo rettore. Si inizia con il tentativo (complicato) di raggruppare un sacro battaglione contro Oliviero ed Elisei. I dubbi di Tei. I sette nani in cerca di una Biancaneve

di Marco Brunacci

PERUGIA – Forse qualcuno non se n’è accorto, ma per la lucida determinazione del professor Vito Peduto, decano dell’Ateneo di Perugia, è finita ieri l’era Moriconi, il rettore uscente che da oggi all’8 maggio (data fissata per il primo turno delle elezioni, addirittura con un anticipo di 24 ore rispetto alla iniziale richiesta di Peduto) sarà impegnato solo nella normale amministrazione e comunque affiancato nelle scelte dallo stesso Peduto.

E ora naturalmente viene il bello. Sono iniziate le presentazioni ufficiali dei candidati che aspirano a fare il rettore. Naturalmente il front runner è da considerare Maurizio Oliviero, battuto per un pugno di voti da Moriconi l’altra volta. Il quale non a caso ancora non ha ufficializzato la candidatura, dato che ha passato questi mesi a dire che era disposto a fare un passo indietro insieme con tutti gli altri pretendenti al trono, pur di realizzare unitariamente un progetto di rilancio dell’Ateneo, fornendo di sé un’immagine da (giovane) padre nobile che tutt’ora non gli dispiace affatto.
Subito dietro Oliviero c’è Elisei, finito sconfitto al primo turno nelle ultime elezioni, e ora più agguerrito che mai perché si presenta non solo come il candidato del polo scientifico vicino a Comunione e liberazione, ma perché ha anche l’apporto di un leader umanistico come Mario Tosti, che dà alla sua candidatura un più ampio respiro politico.
Ma è il terzo polo di queste elezioni che si agita. Parliamo dell’Arcipelago dei moriconiani, tiepidi, caldi o addirittura fondenti come l’acciaio nell’altoforno o il cioccolato dentro i tortini.
L’uomo che aveva più chance di radunare dietro le proprie insegne questo nugolo di candidati piccoli o piccolissimi era Francesco Tei, leader di Agraria, moriconiano ma senza zelo missionario. Ora, però, chi lo incontra lo vede titubante e dubbioso.
Lo è anche di più, dopo una battuta attribuita a uno dei “sette nani” in cerca di Biancaneve che sono gli altri candidati. Secondo questa battuta – che ormai corre di bocca in bocca nelle austere stanze – si tratterebbe di unirsi tutti contro Oliviero ed Elisei i quali sono come – ecco la battuta che gira – Peppone e Don Camillo, in lite perenne ma alla fine sodali in un progetto di università condiviso. Contro di loro – sembra di capire – è necessario scagliare una poderosa Santa Alleanza nel nome della Peruginità dell’Ateneo.
Chi potrebbe rientrare nel sacro battaglione? Tutti i moriconiani di qualunque credo ma anche gli ex moriconiani (come Figorilli), i cani sciolti come Santambrogio, i capitani di ventura come Braccio Fortebraccio Cotana.
Se Tei è quello che in questo gruppo dovrebbe avere più voti, però, è anche quello che ha una faccia da perdere e comincia a riflettere sulla fragilità dei potenziali alleati.
Prendete Santambrogio, che si presenta con una sorta di proposta di Erasmus italiano, che francamente un po’ stride, anche in tempi di esasperato sovranismo, in quanto da sempre al sapere e suoi templi (sì, parliamo delle Università) viene concesso di superare limiti e confini. Ma Santambrogio ha come Grande Elettore uno dei più sottili dottori della scienza delle alleanze come il professor Campi. Magari l’Erasmus italiano è il primo passo di una sua autonoma strategia di aggregazione.

Ma non è facile aggregare neanche le due candidate donne (Mazzeschi e Stanghellini): la prima conta su un star system interno alle facoltà sul quale sovrintende il fidatissimo Marianelli e a far parte del quale sarebbe entrato in questi giorni addirittura il Celestino V dell’Adisu, il professor Ferrucci, l’economista che doveva scalare le vette della politica regionale e che ora è noto per il gran rifiuto di continuare a guidare l’Agenzia per il diritto allo studio, dopo una breve esperienza. La seconda avrebbe dalla sua una pattuglia ridotta ma molto compatta di docenti, ma anche le simpatie di un big esterno all’Università ma ascoltato in molti settori strategici dell’Ateneo, come l’industriale Carlo Colaiacovo. Per mettere entrambe in squadra occorre ragionare, soppesare, prendere in considerazione chissà quali e quante variabili.
Corsa a sé poi fa l’ex prorettore, che si è dimesso in polemica con il rettore Moriconi (anche se ora alcune fonti lo segnalano in riavvicinamento), il quale manda improvvise sciabolate di luce propria sulla pista da ballo di questa complicata e avvincente sfida elettorale per rettore, in attesa di palesarsi in tutta la sua forza (poca o tanta?).
Come si vede, comunque, una Santa Alleanza della Peruginità contro gli “stranieri” Oliviero e Elisei, moderni Peppone e don Camillo, ha pochissime possibilità di concretizzarsi anche perché i due ci mettono molto del loro per evitare di essere accumunati. Anzi: Oliviero approfitta proprio del fatto che dall’area moriconiana si insista molto sul “tutti tranne Elisei”, che gli dà un vantaggio tattico, ma pure strategico, non di poco conto.
Intanto, invece, si conferma che la politica per la prima volta è un po’ costretta e un po’ ha scelto di restar fuori dalla contesa elettorale universitaria. Stavolta conteranno piuttosto i progetti. Anche più (se non altro almeno quanto) delle alleanze. Per realizzare un clima nuovo di cui moltissimi all’interno dell’Ateneo avvertono la necessità.
Per ora ci si limita a sfilare davanti alla presidente della Regione Marini che – dopo l’uscita dell’ultimo candidato venuto a ossequiare – avrebbe annotato con alcuni presenti: «Ma perché vengono tutti, tranne Oliviero…».

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