POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sul fronte sanitario si pagano i treni dell’8 marzo ma rientra nella media nazionale la curva di crescita dei ricoverati. Invece delusione per le bozze del documento economico del Governo. Si va verso un altro rinvio
di Marco Brunacci
PERUGIA – Coronavirus nuovo atto, il fronte medico e quello economico. Con l’Umbria che si difende e combatte.
Fronte sanitario
Non c’era bisogno di essere veggenti per capire. La curva del contagio stava aumentando già da due giorni. Basta ragionarci su un momento per capire che l’effetto del week end nero (7-8 marzo) – quando, per qualche motivo che tanto ora è inutile approfondire, non meno di 25-30 mila persone hanno lasciato le zone del maggior contagio per andare verso le regioni del centrosud – è arrivato e si è fatto subito sentire. Dopo i nuovi, ultimi tamponi disposti dalle autorità sanitarie, in Umbria il numero dei contagiati supera la soglia dei 100. E’ fin troppo facile immaginare, fin da ora, che anche il resto delle regioni del centrosud avranno altri numeri improvvisamente più alti.
E il computo è destinato ad aumentare. Visto che anche ieri c’è stato un nuovo flusso verso le regioni del centrosud, che evidentemente non si è riusciti a frenare (ma non erano stati garantiti controlli severi sugli spostamenti con treni o auto?). I numeri dicono anche, però, che i ricoverati in terapia intensiva sono tornati nella media nazionale (solo un altro paziente nelle 24 ore, 11 complessivamente) e che anche quella dei ricoverati (21) rientra in una curva di crescita che torna a volgere verso il 10% dal 20 dove era salita. È impegnativa invece la gestione delle 1734 persone in osservazione. Ma l’Umbria è stata tra le più rigide a imporre regole ferree a chi è venuto in contatto con i contagiati e questa alla lunga sarà una politica destinata a dare i suoi frutti. Fatti salvi fattori esterni (come gli arrivi del week end), che potrebbe sbilanciare il sistema.
Un fattore che va considerato invece un rischio interno è l’eccessivo slancio passionale con il quale qualche sindaco segue le vicende del proprio Comune, magari piccolo. Tutti sono tenuti a diffondere il messaggio che le regole vanno rigorosamente rispettate. E qui ci si deve fermare. Se ci fossero emergenze particolari si può agire restringendo ulteriormente spazi cittadini che possono diventare luoghi di incontro. O chiedendo alle forze dell’ordine ulteriori specifici controlli rispetto a situazioni particolari.
Fronte economico
Tra gli sherpa regionali sono girate stamane le prime bozze delle ipotesi di decreto economico del Governo. E la delusione è stata evidente qui, come in tanti altri palazzi regionali d’Italia. Le indicazioni del documento comune delle Regioni (al quale la presidente Tesei ha dato, ad onor del vero, un impulso personale non irrilevante) sono state recepite solo per titoli, ma rischiano di essere contenitori vuoti o, peggio, disposizioni che durano un tempo assolutamente troppo limitato per poter lenire le ferite di questo sconvolgente tsunami economico. Essendo solo bozze, è evidente che non è iniziata alcuna discussione ufficiale. Ma sta continuando, con tensioni, il confronto. Ed ecco che il consiglio dei ministri, che dovrebbe decidere sul decreto economico, va verso un ulteriore rinvio. Tra le obiezioni: non è possibile presentarsi con una Cig aperta a tutti (e va bene) ma che si ferma a 9 settimane. La crisi durerà non meno di 3 mesi, ammesso che tutto vada bene ed entro aprile il virus sia sotto controllo. 9 settimane non bastano.
Per 3 mesi – secondo le bozze circolate .- invece lo Stato intende aiutare autonomi e partite Iva, ma lo stanziamento prevede un versamento di 500 euro al mese (appunto per tre mesi). Molto meno del reddito di cittadinanza. Sorprende il voucher baby sitter: 600 euro una tantum. La baby sitter, messa in regola, prenderebbe più o meno 400 euro al netto. Sufficienti per quanto tempo? Non sarebbe meglio evitare provvedimenti così, magari puntando su altri aiuti alle famiglie? E critiche piovono anche per le linee finanziarie, con la questione dei mutui delegata di fatto alle banche, insieme al nodo di fidi e finanziamenti.
Ma quello che manca nelle bozze – ed è il grido di allarme che arriva dalle Regione – è la chiarezza necessaria sui rinvii dell’Iva e delle tasse. Magari qui si sta approfondendo, per questo non vengono riportate decisioni, ma è chiaro che intorno a questo punto si gioca l’efficacia del provvedimento governativo per evitare che il coronavirus non sferri il colpo del ko per l’economia italiana, già così provata ancor prima del virus. E mentre la strategia per gradi del Governo ha avuto un senso (almeno nelle ultime mosse) nella lotta alla diffusione del contagio, qui bisogna dare subito un segnale, forte e univoco, perchè non crolli la fiducia di un Paese intero.


